Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

breil-sur-roya

Risalendo la Val Roja, Breil è il primo centro abitato che ricade in territorio francese. La Val Roja di fatto segna il confine tra Italia e Francia, tra Liguria e Costa Azzurra. A Breil, il cui nome italiano un tempo era Breglio, si parla francese. Ma se ci si guarda intorno, il territorio non sembra così diverso da quello ligure: oliveti coltivati su fasce, alture aspre scavate dalla foga millenaria del fiume, chiese barocche, case in pietra e caruggi (i vicoli tipici dei borghi liguri).

Come raggiungere Breil-sur-Roya

In moto o in auto, dall’Hotel Rosalia, bisogna arrivare fino al ponte sul Fiume Roja a Ventimiglia. Alla grande rotatoria bisogna seguire le indicazioni per la Val Roja e la statale SS20 che la risale, inerpicandosi oltre il confine con la Francia. Superato il piccolo borgo di Fanghetto, che ci osserva dall’altra sponda del fiume, e superata la vecchia centrale idraulica di Piène, curva dopo curva si arriva a Breil.

Breil-sur-Roya ci accoglie con un bel laghetto verde sul quale si adagia uno spazio per feste e una passeggiatina che ne costeggia l’argine lungo il fianco della montagna, sul quale si sistemano i pescatori amatoriali. In realtà, a guardar bene, le Lac non è un vero lago, ma piuttosto un punto in cui il fiume, che scorre sempre ripido e veloce, tra anse strette e tortuose scavate nelle rocce, qui compie un’ansa più dolce e finalmente si riposa, prima di riprendere la sua corsa forsennata fino alla foce, intercettato, prima, dalla centrale idraulica di Piène.

Lasciamo la moto, o l’auto, e visitiamo il paese. Certo, ciò che più colpisce, qui dal basso, è l’imponente costruzione della chiesa parrocchiale, Santa Maria in Albis, che dà le spalle al fiume, cui rivolge l’ampio abside in pietra a vista.

Ma prima, un po’ di storia.

La storia del popolamento del territorio della Val Roja risale molto indietro nel tempo: le incisioni rupestri della Vallée des Merveilles, non distante da Tenda, testimoniano la presenza umana fin dall’età del Bronzo. Tuttavia il nome di Breglio compare per la prima volta nei documenti solo nel 962 d.C., quando fa parte della Contea di Ventimiglia. Il territorio di Breglio viene affidato ai Monaci di Lérins, isola di fronte a Cannes che ospitava nel medioevo un monastero benedettino decisamente influente. Questi monaci benedettini sono coloro che hanno portato in Liguria, e in quest’angolo della Val Roja, la coltivazione dell’olivo mediante la trasformazione del territorio collinare in terrazzamenti, le “fasce” in pietra a secco, che ancora oggi caratterizzano il paesaggio.

Vi risparmiamo tutti i “passaggi di proprietà”, dai Conti di Ventimiglia alla Repubblica di Genova ai Savoia e al Regno di Sardegna… Ricordiamo solo il famoso referendum con cui la Contea di Nizza, di cui Breglio faceva parte, decise di passare sotto il governo francese nel 1860. Fu così che Breglio divenne Breil. Breil diventa, con l’arrivo della ferrovia Cuneo-Ventimiglia, una stazione ferroviaria importante, uno snodo internazionale strategico, peraltro, durante la II Guerra Mondiale. Addirittura la popolazione di Breil fu evacuata dalle forze tedesche il 28 ottobre del 1944, a seguito di pesanti bombardamenti, e solo alla fine della Guerra potè rientrare nelle proprie case. I forti della Linea Maginot, del resto non sono troppo lontani: nel territorio di Sospel ve ne sono diversi, quello importante di Sainte-Agnès, alle spalle di Mentone, non è poi così distante. E anche sul fronte italiano – il confine è davvero vicino – vi sono numerosi bunker del Vallo Alpino.

Dopo questa necessaria premessa storica, passeggiamo effettivamente per il paese.

Per prima cosa visitiamo la chiesa di Santa Maria in Albis: innalzata nella seconda metà del Seicento, non vanta particolari opere d’arte di pregio. Rinomato è l’organo, posto sopra la controfacciata, come sempre nelle chiese, e donato da un “liquorista” di Torino, tal Stefano Revelli, nel 1860, proprio nell’anno in cui poi Breglio, insieme a tutta la contea di Nizza, sarebbe diventato francese. La chiesa è assolutamente barocca, con una pianta piuttosto larga, perché è a navata unica, ma con ampie cappelle laterali da una parte e dall’altra. La decorazione è piuttosto esuberante, come ci si aspetta da una chiesa ligure barocca così monumentale. E in effetti è sovradipinta e i 4 evangelisti con i propri attributi incombono dall’alto su di noi che percorriamo la navata.

Se le pareti esterne e l’abside poligonale sono in pietra a vista, la facciata invece è intonacata sui toni del rosa carico. Accanto, sorge l’Oratorio della Misericordia dei Penitenti Neri, dalla facciata – anch’essa barocca – decisamente più animata e articolata rispetto alla parrocchiale: due colonne scanalate e corinzie incorniciano il portale; il frontone è sfondato per lasciar esprimersi la finestra. Purtroppo lo troviamo chiuso, ma se l’interno riflette l’esterno, abbiamo modo di credere che sia altrettanto esuberante.

I carrugi, pardon, le vie del paese sono animate da bandierine colorate che rallegrano l’insieme e fanno da contrappunto alle facciate delle case che una dopo l’altra senza soluzione di continuità si affacciano sulla via: rosa, bianche, gialle, verdi, con vasi di fiori e piante alle porte e alle finestre… Emerge il ritratto di un borgo che innanzitutto è vissuto dai suoi abitanti (è il capoluogo del fondovalle del Roja, non potrebbe essere altrimenti) e che non ha esattamente la vocazione al turismo. Proprio per questo, però, vale la pena di visitarlo, non con lo spirito del turista che cerca lo scorcio instagrammabile, ma con quello dell’esploratore, di chi vuole conoscere e approfondire un territorio che è magnifico.

Il paese in sé non è particolarmente esteso e le stradine portano tutte in direzione di Porte de Genes, Porta Genova: un sentiero sassoso che si lascia alle spalle le case e che si avventura a mezza costa al di sopra del fiume. La strada selciata, un’antica mulattiera, conduce dapprima alla piccola chiesa di Sant’Antonio (chiusa al pubblico), in pietra, con il caratteristico piccolo portico in facciata che doveva accogliere i viandanti. Proseguendo, poco oltre, si incontra ciò che resta della Porta Genova che si apriva nelle mura del castello medievale di Breglio. Una torre circolare e un’apertura che un tempo veniva chiusa a saracinesca: ecco ciò che resta dell’antica fortificazione. Il sentiero invece prosegue la sua corsa in direzione di Fanghetto, costeggiando, a debita altezza, il percorso del fiume.

Abbiamo citato il castello. Ma dov’è? Dal basso si nota una piccola torre di avvistamento, chiamata Torre della Cruella, posta in alto sulla cima più alta, che oggi appare isolata, ma che doveva far parte di un sistema di fortificazioni. I resti di quelle fortificazioni, o meglio del castello, oggi sono chiamati Crottes e sono una serie di ambienti restaurati come voltati (il restauro è di dubbio gusto, ma tant’è…) che si raggiungono dal paese seguendo le indicazioni per le Castè. Da quassù la Torre della Cruella è ancora lontana, tuttavia il pianoro è sufficientemente in alto per poter godere della vista panoramica sul paese sottostante, sul lago e sulle colline dall’altra parte della sponda. Fino a notare un edificio interessante: è la chiesa romanica della Chapelle de Notre Dame du Mont. E’ la nostra prossima meta.

Notre Dame du Mont vale effettivamente la pena di farci allontanare dalla via principale per arrivare fin quassù. In linea d’aria non è così lontana da Breil, ma per raggiungerla la strada costringe a risalire fino oltre la stazione del treno di Breil – che ospita anche l’Ecomuseo dei Trasporti – e ritornare indietro, salendo qualche tornante che si fa strada tra le colline terrazzate. La chiesa di Notre Dame du Mont si rivela a un certo punto, dopo l’ultima curva, mostrando le absidi e il sottile campanile, seminascosti fino all’ultimo dagli oliveti.

Il luogo è magnifico. La chiesa è affiancata dalla via, alla quale offre il fianco in pietra a vista sul quale si apre un ingresso monumentalizzato da un portale. La facciata originale, di età romanica, non è più visibile, obliterata da un ampio portico per l’accoglienza dei pellegrini, che addirittura ha un piano soprastante finestrato. L’ingresso originario, in facciata, è sostituito da un’ampia finestra attraverso la quale si può spiare all’interno: si conserva la struttura tripartita, con le tre navate scandite da colonne tozze coronate da capitelli romanici. La struttura originaria, di XII secolo, sopravvive, ma naturalmente la lunga vita dell’edificio si riflette oltre che nel portico aggiunto fuori, anche nelle dipinture in rosa e nelle statue che decorano l’altare. Sullo sfondo, all’esterno, si stendono eleganti alberi d’olivo, antichi e placidi, che stiracchiano i loro tronchi nodosi alla ricerca del sole.

Girando intorno alla chiesa si colgono le sue fasi più antiche: le due absidi posteriori conservano archetti decorativi tipici dell’età romanica. La muratura in facciavista, non intonacata, è un altro segno dell’antichità dell’edificio.

La chiesa sorge su una zona di sorgenti, non distante da un torrente che va ad alimentare il Roja poco a monte del lago, all’altezza di Breil. Il legame tra la denominazione di santuario e la presenza di una fonte è antica. La fonte, peraltro, è oggi ben chiusa in una cisterna sulla facciata della chiesa, accanto al portico. E un fontanello si trova poco distante, dall’altro lato della strada.

Breil-sur-Roya ci racconta la storia di un paese che, a prescindere dalla sua appartenenza geopolitica attuale, ha tradizioni storiche, artistiche e agricole comuni alla Liguria di Ponente e al territorio che raccontiamo negli articoli di questo blog. Spesso i confini sono solo politici, tracciati con la matita, e non corrispondono ai confini geografici e geomorfologici. Visitare Breglio, pardon, Breil, ci conferma in questa convinzione.

Se dopo aver letto questo post decidi di percorrere la Val Roja e di visitare Breil-sur-Roya ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.

Lascia un commento