Avete mai visitato un forte costruito negli anni Trenta del XX Secolo?
Non molto distante da Bordighera, oltre il confine con la Francia, è possibile farlo a Sainte-Agnès un magnifico borgo arroccato alle spalle di Mentone. Specifichiamo che si tratta di una gita da fare necessariamente in auto.

Come raggiungere il forte di Sainte-Agnès?
Partendo dall’Hotel Rosalia proseguite sulla via Aurelia verso Mentone. Superato il porto ed arrivati alla prima grande rotatoria che a destra immette in una galleria, scegliete di imboccarla. Proseguite su questa strada fino al primo grande semaforo con cavalcavia della ferrovia. Svoltate a destra tenendovi sul viale centrale e seguite fino in fondo come doveste andare a prendere l’autostrada.
Poco prima di imboccare l’autostrada vedrete un bivio che vi indica Sainte-Agnès. Inizia un percorso che risale le aspre colline dell’entroterra inizialmente parallelo all’autostrada, poi discostandosi e iniziando una salita, in alcuni punti piuttosto stretta, fatta di tornanti e immersa in un territorio fatto di roccia a vista e di olivi.
Salendo, un punto panoramico in particolare, contraddistinto da una roccia triangolare sul lato del mare, offre una vista spettacolare sulla costa sottostante, che ormai appare lontanissima.
Giunti al paese di Sainte-Agnès, potete trovare parcheggio direttamente presso il Forte, o immediatamente ai suoi piedi, lungo la strada.
Visitare il Forte di Sainte-Agnès
Qualche info di natura pratica è necessaria, prima di raccontarvi cosa vedrete.
Si accede al forte solo con visita guidata, della durata di un’ora e mezza. Gli orari e i periodi di apertura sono pubblicati aggiornati di anno in anno sul sito web dell’ente del turismo. Il biglietto si acquista online o sul posto mediante qrcode e costa 7 €. La visita guidata è esclusivamente in francese. In ogni caso, anche se non avete familiarità con la lingua, tenete questo post come fosse una piccola ma esaustiva guida (al momento crediamo sia quella più dettagliata).
Qualche cenno sulla linea Maginot
La Linea Maginot è un complesso integrato di fortificazioni, opere militari, ostacoli anticarro, postazioni di mitragliatrici, sistemi di inondazione difensivi, caserme e depositi di munizioni, realizzato dal 1928 al 1940 dal governo francese a protezione dei confini che la Francia aveva in comune con il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, la Svizzera e l’Italia.
Il sistema è caratterizzato dalla non contiguità delle varie componenti, dall’utilizzo integrato e sistemico di tutte le possibili alternative offerte dalle moderne (per l’epoca) tecnologie balistiche. In questo quadro, le varie componenti fortificate utilizzano non solo il tiro diretto, ma anche quello fiancheggiante e quello indiretto. Prende il nome da André Maginot, veterano della Grande Guerra, che ne propose la costruzione.
Benché il termine “Linea Maginot” si riferisca all’intero sistema di fortificazioni che va dal Mare del Nord al Mar Mediterraneo (oltre alla Corsica), gli ambiti geografici dove furono realizzate le opere più complesse, sofisticate, moderne e potenti furono quello al confine nord-est con la Germania ed il Lussemburgo (detto anche “Anciens Fronts”) e quello sul confine franco-italiano (la cosiddetta Linea Maginot alpina, in francese Ligne Alpine o Piccola Maginot).
Il Forte di Sainte-Agnès è una città sotterranea scavata sotto il villaggio nelle profondità della roccia.
È sepolto sotto più di 55 metri di roccia in una configurazione simile a un sottomarino.
Ci sono 2.000 mq di gallerie e sale sotterranee con attrezzature ultramoderne per l’epoca. Inoltre, c’è una centrale elettrica che forniva elettricità, riscaldamento centralizzato, telefono, aria regolata e una sala di neutralizzazione dei gas di combattimento. Il forte poteva ospitare 350 soldati che potevano viverci in completa autosufficienza per tre mesi.





L’ESTERNO DEL FORTE
Mascherato dalle potenti rocce di Sainte-Agnès, il forte fa capolino in alcuni punti strategici con i blocchi, ossia grossi elementi in cemento armato che ospitano le feritoie delle artiglierie. I blocchi sono 4: tre sono postazioni di tiro per differenti calibri ed il quarto è una postazione di osservazione che si pone al di sopra di tutto il forte.
L’aspetto dei blocchi è quasi perfettamente mimetizzato con le rocce, ma essi oggi appaiono come grigi malloppi rotondeggianti. Buche strombate a più gradini terminano con piastre di acciaio spesse qualche decina di centimetri su cui si apre il foro da fuoco. Tutto il resto, ingresso a parte, è contenuto gelosamente nella pancia della montagna.

L’INTERNO DEL FORTE
La concezione base della Linea Maginot era quella di voler racchiudere in un forte imprendibile e nascosto tutta una città attrezzata con innovative e astute tecnologie che lo rendessero vivibile ed autonomo.
Il forte di Sainte-Agnès non fa eccezione, pur essendo uno dei più piccoli costruiti: qui è presente tutta una serie di accorgimenti per rendere vivibile la permanenza dei soldati ed efficientare i bisogni della fortezza stessa.
I soldati all’interno di questo sottomarino imprigionato nella montagna svolgevano turni, ma al di fuori di questi periodi erano acquartierati in caserme poste più a valle. Coloro che prestavano servizio all’interno erano divisi in TERZI (ossia 3 gruppi distinti) a seconda delle mansioni che erano ripartite tra il presidio alle postazioni di tiro, la gestione del forte ed il riposo.
In tal modo il forte aveva minori necessità di spazio ed una operatività continua.
La planimetria del forte si orienta su un lungo asse di circolazione principale che dall’ingresso si insinua nel cuore della montagna e segue un andamento quasi parallelo a quello della costa marittima. Dall’esterno non è facile percepirlo, ma se si guardano gli affacci dei Blocchi 2 e 1 raffrontati con i disegni della planimetria, questo è più evidente.
Lungo questo asse si dispongono a nord per lo più i locali tecnici ed il Blocco 3, e a sud alcuni corridoi che portano alle funzioni di attacco ed ai Blocchi 2 e 1.

La visita guidata prende inizio dal grande ingresso dotato di portale corazzato. Un largo vano dal soffitto alto permetteva l’accesso ai camion che rifornivano di gasolio e derrate la fortezza. Naturalmente, su questo vano si aprono minacciose alcune feritoie per mitragliatrice ed addirittura un paio di finestre di tiro del Blocco 1…
Accando a questo vano, una stretta postierla forniva l’accesso al personale militare.
Come immaginerete, in tutto il forte sono presenti diverse porte stagne (a volte accorpate in numero di due con una camera di decompressione nel mezzo) spesse e pesanti, con le classiche maniglione cigolanti e faticose da manovrare… inquietano un po’, specie quando si chiudono alle nostre spalle. (A garantire la tenuta delle porte non sono tanto le guarnizioni che spesso sono realizzate in cuoio, ma la pressione atmosferica che regnava nel forte).
Altri elementi che troverete lungo tutto lo sviluppo planimetrico del forte sono: un pavimento continuo tombinato rimovibile (flottante), il quale rinchiude sotto di sé tubi di servizio, caverìe etc; e rotaie a scartamento ridotto (con relative bussole) le quali permettevano la circolazione di carrelli d’acciaio che venivano spinti dai militari per portare dapprima i materiali di costruzione del forte stesso (costruito in due lunghe fasi: una di scavo delle gallerie e degli ambienti, operato tra l’altro da una ditta italiana, ed una di impianto ed arredo di tutte le strutture) e poi tutto quanto necessario all’operatività militare.
Dopo un andito deputato oggi con panche e tv all’accoglienza dei gruppi di visita, si entra per davvero nel forte. Dietro di noi si chiude una seconda porta stagna e la vista si apre su un lungo corridoio largo circa un metro e ottanta e voltato a botte. Sopra le nostre teste corrono alcune condotte e tutta una serie ordinata di cavi protetti da guaine nere. Ai nostri piedi il pavimento con le rotaiette e subito alla nostra sinistra si trova la porta della cucina.

LA CUCINA
Si tratta di un grande vano rettangolare di circa 5×12 metri che ha un lato corto che affaccia sul corridoio principale ed è dotata di due aperture. Una di esse è la porta di accesso; la seconda è una finestra quadrata a mezza altezza attraverso cui i soldati designati potevano presentare e ritirare le gamelle con il rancio.
La cucina è un ambiente grande, con un pavimento con piastrelline piccole circa 10×10 cm colorate in giallo e ocra.
Lungo il lato sinistro c’è il gruppo dei fuochi: un imponente banco a carbone-legna in pesante ghisa di colore argentato con scritte in rosso, datato 1934.
Lungo il lato destro, un gruppo di lavandini alti e profondi che mettono un po’ angoscia perchè paiono dei lavatoi per vestiti.
Poggiate sui lavandini vediamo le pentole in stagno e inox (novità tecnologica per l’epoca).
In cucina, ci viene spiegato che le condutture che vediamo a soffitto in tutto il forte sono distinte per funzione: in blu le acque, in giallo tutti i fumi e gli odori che devono essere smaltiti fuori dal forte, ed in rosso tutto quello che è riscaldamento.
IL LOCALE FILTRI ARIA
Dirimpetto alle cucine e con una ampiezza ad esse molto simile, si apre un locale tecnico in cui possiamo vedere un complicato sistema di filtri. Alloggiati su basamento ci sono diversi grossi filtri a carboni attivi che erano utili per smistare, riciclare, filtrare l’aria contaminata da eventuali attacchi di gas, o dai gas di fuoco delle artiglierie. Con un complesso sistema di valvole e chiuse il forte poteva generare un sistema di sovrapressione per rendersi autonomo dall’ambiente circostante e tenere al di fuori tutto quanto non doveva contaminarlo e contaminare la salute dei soldati.
Inoltre è presente un sistema di ricircolo e riutilizzo dell’aria calda prodotta dalle cucine e dai motori del gruppo elettrogeno che veniva riutilizzata per scaldare determinati ambienti e renderli più “gradevoli”.



A termine visita, vi renderete conto che oggi l’aria all’interno del forte è ancora fortemente connotata da un odore di chiuso, muffa (va bene è normale), latrina, e ferro… Palesemente pesante.
IL BLOCCO 2
Subito accanto al vano tecnico dei filtri dal percorso principale con una curva si stacca un percorso che conduce al Blocco 4 ed al Blocco 2.
Questo ramo del forte è molto vasto e ha una planimetria complessa. Il primo locale che si incontra (l’Atelier) è destinato a laboratorio meccanico di riparazione delle armi e di tutte le altre attrezzature tecniche. Esso si apre alla nostra sinistra subito dopo la curva. Il corridoio curvo prima di terminare con una doppia porta stagna, dirama a sinistra in un cunicolo lungo e stretto che conduce al Blocco 4. Dopo aver varcato la porta stagna ci si trova nel settore che serviva al funzionamento del blocco 2. Tale ambiente è formato da un profondo corridoio dritto (sempre fornito di rotaie e tombinatura) fiancheggiato da diverse stanze: sono quattro vani (riserve e riservette) a pianta rettangolare di circa 5×10 metri in cui venivano alloggiate (divise per tipo) le cariche e le munizioni… In uno di questi vani oggi è allestito un piccolo museo con vari reperti e dedicato anche ai protagonisti francesi della II Guerra Mondiale ed a Maginot. Il corridoio sfocia poi nella zona dei blocchi di tiro: a sinistra alcuni piccoli gradini portano ad una feritoria dove era alloggiata una mitragliatrice e subito più in là ci sono tre postazioni per i cannoni. Il blocco 2 era armato con mortai lancia granate, cannoni da 75 e 81 mm, e difeso da diverse buche per le granate a mano. I cannoni erano orientati verso i settori di direzione Mentone-Montecarlo (ponente). Inoltre le postazioni di tiro sono disposte su tre piani.
Ci è concesso di visitare solo il piano zero, ma esse erano collegate con scalette e ascensori montacarichi su cui venivano alloggiati i proiettili.
I cannoni potevano raggiungere una gittata di 7.5km ed erano aiutati a vista da due torrette rialzate. Al coperto sotto una spessa cupola di acciaio, raggiungibile tramite una scala a pioli tipo sottomarino, un soldato funzionava da osservatore e avvisava dei movimenti e dei risultati di tiro (in Italia avevamo il Telemetro…).
In questo blocco la visita guidata ci mostra come funziona il movimento del cannone, e i relativi ruoli dei sette o otto soltati serventi. Sul fusto sono stati montati dei motori e un dispositivo che produce il fumo del dopo-sparo. Un sistema audio integra l’esperienza… Si tratta di un espediente molto semplice, ma è abbastanza per fornire un’idea.





L’INFERMERIA
Tornati sull’asse principale di circolazione si prende, di nuovo sul lato sud, uno stretto corridoio che ci porta all’infermeria. Il forte si prendeva cura dei suoi soldati con un dentista e dei medici chirurghi.
I soldati attendevano seduti su alcune panche di legno ancorate a muro lungo il corridoio, per poi essere ammessi ai vani piccoli di visita. Isolata da questi, per ragioni di igiene, c’è una piccola sala operatoria. Tutti questi locali sono abbastanza spogli e naturalmente piastrellati di bianco… e risultano abbastanza angoscianti e freddi sotto la luce fioca delle poche lampade ad applique installate a muro.
IL VANO MOTORI
Di nuovo sull’asse principale del forte e proseguendo un po’ verso l’interno, lungo il lato nord si incontra un grande vano chiuso da una cancellata. Si tratta del vano tecnico dei motori, affiancato da altri due ambienti in cui venivano stoccati l’acqua per i motori ed il gasolio. Da tutti questi vani e passando dietro alle cucine corre un corridoio tecnico che termina con il pozzo di ventilazione adibito alla evacuazione dei fumi e degli odori sgraditi. L’interno del vano chiuso con il cancello ci mostra tre imponenti motori verniciati di nero, da 100 cv cadauno.
La guida ci spiega il loro funzionamento e le operazioni che hanno mantenuto operativi ancora fino ad oggi i motori che fornivano energia elettrica (il forte è tutto dotato di lampade a muro – lo si visita con un grado di illuminazione che è la metà della sua potenza effettiva) e facevano funzionare tutti gli apparecchi elettrici.
La guida ci fa sentire tramite un file audio, il forte frastuono che i motori facevano… e ci lascia immaginare il livello di inquinamento acustico che regnava nel forte durante la sua operatività.


LE LATRINE
Accanto al vano che ospita i gruppi elettrogeni si trovano le latrine. Si tratta di un ambiente rialzato da alcuni gradini e molto stretto. In fila uno dietro l’altro, con porte basse e pareti strette il necessario, si affastellano una decina di water alla turca. Il nostro accompagnatore spiega che l’atto di minzione veniva eseguito in apposite latrine nei pressi delle artiglierie mentre questo ambiente, che funzionava con una procedura particolare ed un agente chimico appositamente inventato, era destinato ad accogliere soltanto le deiezioni. Ci viene spiegato che il foro di scarico è appositamente sovradimensionato perchè la sovrapressione di atmosfera del forte possa tenere lontano l’odore delle fosse settiche… In effetti questo vano non è maleodorante come dovrebbe.
Le latrine venivano riscaldate da due termosifoni in ghisa posti nei pressi degli ingressi, sia per garantire un minimo comfort ai soldati, sia perchè la massa di aria calda aiutava la sovrapressione del forte a tenere lontani gli olezzi.
GLI ALLOGGI UFFICIALI ed IL POSTO DI COMANDO
Quasi dirimpetto alle latrine si apre il corridoio profondo che porta agli alloggi degli ufficiali (in numero di 16 + il capitano). Il capitano soggiornava in un alloggio “due vani” piccolo ed angusto, sebbene isolato dagli altri, composto da studio e stanza da letto… Restano esposti alcuni oggetti quali la radio, il telefono da campo, l’abat-jour…
Nei pressi dell’alloggio del Capitano ci sono anche le stanze di comando, vero e proprio centro direzionale del forte. Le dimensioni di questi vani rispettano un po’ le proporzioni degli ambienti che abbiamo già visitato. Si tratta di vani stretti e profondi, con un soffitto voltato a botte, più basso.
Arredano gli spazi un tavolone centrale per il carteggio e le riunioni, e sui lati lunghi, una serie di spartanissime postazioni con lavagnetta e telefono presso cui venivano raccolti i dati forniti dagli osservatori dei blocchi. Queste informazioni servivano a direzionare il tiro e a migliorare le prestazioni dei colpi stessi.
Prese le decisioni dal gruppo di comando, gli ordini venivano impartiti tramite un macchinario a doppio controllo che funzionava con lancette rosse e nere… un po’ come nelle sale macchine delle navi.

GLI ALLOGGI DELLE TRUPPE
Sempre sul lato sud, più avanti verso il Blocco 3, un paio di corridoi conducono agli alloggi delle truppe. Non è necessario raccontare di quanto fossero spartani… del resto non si trattava di essere in vacanza… Ogni cosa è misurata al millimetro e non esistono spazi inutili.
I soldati riposavano su brande disposte a castello, con reti metalliche e pagliericci (oggi ci sono delle tavole a rappresentare la rete)… tre per ripiano. Le strutture dei letti paiono scomode e leggere, lo spazio è veramente ridotto al minimo… non ci vorremmo proprio dormire e crediamo che, anzi, riposare davvero sia quasi impossibile.
Ai piedi del letto, in uno spazio minimo, ogni soldato aveva un ripiano a muro sovrastato da una mensola continua per riporre gli oggetti, che serviva come appoggio per consumare il rancio.
A fine turno, la squadra che aveva riposato doveva prendere le proprie cose, ripreparare il letto e lasciare il posto alla successiva.
Al di fuori delle camerate un vano intermedio era assegnato alla zona deputata all’igiene personale. A soffitto corre un grande tubo di aria calda. Su questo i soldati mettevano ad asciugare i propri vestiti ed asciugamani… Lungo i muri corre una serie di lavandini dove sciacquarsi e radersi. In un altro ambiente alcuni orinatoi a muro… Poco più avanti si aprono in serie altre camerate e “bagni”. Tutto pare angusto, buio e decisamente poco felice… Nessuna finestra, aria stantia, zero comforts: il paragone con un sottomarino (del resto è da sempre presente in Architettura) è decisamente azzeccato.

Il lato nord del lungo corridoio principale di circolazione ci presenta ancora un paio di vani. La visita guidata ci presenta un vano stretto e lungo che è destinato ad accogliere i giganteschi SERBATOI D’ACQUA (il forte era dotato di acqua corrente e la portò al villaggio di Sainte-Agnès che ancora non la possedeva) che garantiscono molte migliaia di metri cubi al forte. L’acqua era naturalmente scaldata dai vapori della cucina e dai motori del gruppo elettrogeno… sempre nell’ottica della auto-sussistenza del forte.
Il secondo vano che non abbiamo potuto visitare è un deposito dei carrelli da lavoro.
Il corridoio principale termina la sua corsa contro le grandi e doppie porte stagne del Blocco 3 il quale, rivolto a Nord, attualmente non è visitabile.
Alla stessa maniera anche il Blocco 4 e il Blocco 1 non sono visitabili (speriamo che presto vengano aperti, per avere una idea completa dell’intero forte, nonostante essi siano simili a quello che è già attualmente aperto al pubblico).
Il Blocco 4 è un’opera singolare: raggiunto da un lungo e stretto corridoio, è formato da un piccolo malloppo di cemento armato che sporge da solo dalle rocce quasi a penzoloni sul vuoto. Questo blocco aveva una funzione di controllo e di avvistamento ed era dotato di mitragliatrici orientate a ponente e levante. Sotto di lui, oltre il dirupo si stende la rumorosa (nonostante siamo molto distanti e in alto) carreggiata di cemento dell’autostrada. Più oltre, le due valli di Mentone e la striscia delle spiagge sul mare.
Esistono anche il Blocco 5 ed il Blocco 6 i quali, dotati di fucile mitragliatore, non sono rappresentati sulle planimetrie e non sono visitabili.









La visita al forte di Sainte-Agnès è molto gradevole ed abbastanza dettagliata. Nel tempo di una ora e mezza, anche se un po’ tanto di corsa (cosa che a noi non piace particolarmente) si riesce almeno ad intuire l’atmosfera dell’epoca e il tipo di vita spartana e relegata che subivano i poveri soldati.
Qui in Francia per fortuna di questi poveri sventurati, il teatro bellico è stato poco movimentato ed il forte stesso, oltre alle esercitazioni, è stato chiamato ad operare attivamente solo nel 1940 in occasione di un tentativo di avanzata italiano, che peraltro non andò a buon fine…
In generale, a proposito della visita: le spiegazioni sono soddisfacenti e raccontano anche un poco di storia; ci si ferma un po’ poco nei vani, anche se essi sono poco arredati, e c’è poco tempo per fare foto o video: meglio godere con i propri sensi della visita e prestare bene attenzione alle informazioni.
La guida addirittura spegneva le luci ai ritardatari, per obbligarli ad affrettarsi a riunirsi al gruppo (espediente che in certi casi però è veramente funzionale e legittimo)… Ma in fondo c’è da dire che gli spazi aperti al pubblico sono numerosi e che il forte è esteso: è quindi necessario un certo ritmo, un pochino sostenuto.
Naturalmente chi è appassionato di tali monumenti e di bunker, o anche solo chi è abituato a prendersi del tempo per soddisfare le proprie curiosità, o chi ama immergersi negli ambienti che visita, per non fare del turismo “mordi e fuggi”, sicuramente sognerà di poter effettuare una visita lenta e allargata a tutti i vani del forte…
Al di là delle poche manchevolezze o dei desideri di ognuno, crediamo che la visita al Forte di Sainte-Agnès possa rivelarsi anche per voi una bellissima e indimenticabile esperienza (sicuramente poco comune, specie in Italia) per di più incorniciata dal contesto magnifico del villaggio che è unico per posizione, caratteristiche e panorama.

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