Oggi dedichiamo un post a chi desidera compiere escursioni in sella ad una ebike gravel, con una moto da enduro dual o con un quad.
Vi parleremo di un lungo percorso che si snoda a pochi metri dai crinali delle montagne che dal mare risalgono fino alle Alpi, in particolare dalle località di La Colla, poco sopra Camporosso, fino al magnifico pianoro di Margheria dei Boschi e Gouta (già descritta in questo nostro articolo).

Tempo di percorrenza:
1) in bici: mettete in conto una giornata ed almeno un paio di batterie (che potrete ricaricare al Rifugio Gouta).
2) in moto: 3-4 ore andando a velocità di sicurezza.
Tipo di tracciato:
Strada asfaltata che poi diventa bianca, con terra e per lunghi tratti ghiaia e pietrame.
Ripercorriamo infatti un tracciato militare (si riconosce dai parapetti) il quale è stato recentemente completamente riaperto e ripristinato per una maggiore sicurezza.
Riaperto dopo quattro anni di stop il 15 Giugno 2026, questo tracciato, oggi SP69, serviva a collegamento di tutta una serie di strutture militari della seconda linea difensiva del Vallo Alpino che comprendono cisterne, abbeveratoi, bunkers, caserme e rifugi in roccia… Comprese due suggestive gallerie.
Attenzione quindi a non distrarvi troppo durante la guida perchè la ghiaia è infida ed il parapetto non è presente per lunghissimi tratti.

Come raggiungere la partenza (La Colla).
Dall’hotel Rosalia, risalite la Val Nervia fino a Camporosso. Prima di entrare nel borgo, lungo il rettilineo troverete un semaforo che vi permetterà di svoltare a sinistra ad ovest mostrandovi le indicazioni per Brunetti, Ciaixe, San Giacomo. Questo tratto si chiama Strada degli Olandesi… Salite alcuni tornanti e vedrete che il bosco e le belle villette cominciano a ridefinire il paesaggio.
Seguite i cartelli blu che vi indicano la direzione Gouta.
Vi troverete su un tracciato un po’ sconnesso che vi condurrà tra boschetti e vigne in cui si produce il Rossese di Dolceacqua, fino su su, sulle alture di ponente di Dolceacqua.
Da qui potrete ammirare il borgo nel suo disegno planimetrico antico, con il castello che segna il paesaggio rendendolo unico e riconoscibilissimo.

La strada prosegue molto vicina alla cima verso il prossimo borgo: Rocchetta Nervina. Una volta abbandonate le ville un po’ posh dei monegaschi e le tenute vinicole (Alta Via, Terre Bianche, Giuncheo etc) che si stendono su quantità di spazi collinari che dal basso sono impossibili da percepire, vedrete moltiplicarsi la quantità di rifugi militari, cisterne e tracce di interventi del Genio Militare degli anni Trenta.





La strada ora corre tra pini, castagni, querce, betulle e conifere passando sotto al Monte Abellio, sito frequentato già in età preromana e che in epoca medievale vide la presenza di un castello di proprietà della Famiglia Doria (la medesima del Castello di Dolceacqua). Poco oltre si stende la Sella degli Abellii: infatti la prossima cima è quella del Monte Abelliotto, che ospita un bunker del Vallo Alpino parzialmente distrutto, e sul suo fianco est una serie di caserme che affacciano sulla strada.
Dopo un paio di tornanti che vi avvicinano alla cima del Monte Colombin arriverete in breve al Rifugio Paù. Esso è riconoscibile dalla scalinata in cemento che conduce al piano rialzato dove sorge l’edificio principale.
Già lo avrete notato, ma sul fianco della montagna che vi si para di fronte sono ben visibili dei terrazzamenti e alcune case in pietra: ci troviamo in località Paù.
Qui si trova la prima delle due gallerie realizzate a servizio della strada militare in epoca fascista, come dimostra il fascio littorio a rilievo sull’arco d’ingresso.
Questo sito reca tracce di frequentazione che risalgono all’età neolitica. Recentemente alcuni ricercatori hanno individuato addirittura tombe monumentali in pietra e tracce di villaggi antichissimi. Questi luoghi sono così frequentati perché sebbene si trovino a circa 1000 metri slm offrono un rarissimo ed ampio pianoro coltivabile ed esposto a sud con pieno soleggiamento. Inoltre la falesia compatta che si trova alle spalle del pianoro spezza la potenza dell’aria fredda che arriva dalle Alpi, rendendo il clima più mite.







Dopo qualche chilometro la strada vi presenterà un bivio: a sinistra c’è la possibilità di salire verso la Testa d’Alpe, dove i bunker si fanno numerosi e la cresta segna l’attuale confine di Stato con la Francia. Scegliete di non avventurarvi nei difficoltosi tornanti in salita e proseguite sulla vostra strada, diritti… Il paesaggio offre panorami meravigliosi sulle Alpi Liguri con panorami mozzafiato, boschi, impluvii ripidi e dirupi da “non guardare in basso”…
Giungerete così alla seconda galleria militare, la quale è stata recentemente consolidata con una centinatura in acciaio e cemento armato per permetterci di goderne in ogni stagione. Qui noi abbiamo avuto un simpatico incontro. Oggi, in un giorno caldo ed estivo, una quindicina di mucche ha scelto di ripararsi all’ombra della galleria. Abbiamo impiegato un po’ di tempo per farci capire “in mucchese”, ma alla fine hanno deciso di farsi docilmente da parte e consentirci di procedere.





Ancora qualche curva, fatta sempre con la dovuta cautela – dato che qui le pietre del fondo stradale si fanno più grandi – e poi vedrete le prime curve del torrente Barbaira, che nasce proprio a monte di Margheria dei Boschi.

Il bellissimo giro termina risalendo al rifugio di Gouta, tra daini che ci saltano davanti alla moto e falchi e mucche e cuculi… ad una quota di 1212 metri slm e con la discesa verso la SP64 che come una spina dorsale collega tutta la Val Nervia fino alla costa.








Se dopo aver letto questo post decidi di percorrere questo itinerario tra Camporosso e Gouta, ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.


