A volte la Costa azzurra si ricorda del suo passato italiano e decide di non nasconderlo con quella patina di colori e perfettismo che le è così caro .
Gorbio è uno dei borghi oltreconfine in cui più si vede l’anima italica del passato di questo territorio. In queste righe vi spiegheremo il perché e le sensazioni che abbiamo ricevuto dalla visita di questo piccolo villaggio arroccato.

Come raggiungere Gorbio
In automobile, partendo dall’Hotel Rosalia avete due opzioni.
1) In autostrada: uscite al casello di Mentone e prendete la D22A Rue de l’armée des Alpes e seguitela fino a destinazione. Tempo di percorrenza 40 minuti circa.
2) Lungo la litoranea: raggiungete Mentone passando la frontiera bassa. Tenetevi sulla passeggiata a mare, fino in fondo alla passeggiata a mare di Mentone, al bivio con semaforo che vi indicherà di svoltare a destra. Troverete una rotatoria con una grande aiuola. Proseguite dritti risalendo la valle. Uscirete dal paesaggio urbano di Mentone e risalirete fino a destinazione in una cinquantina di minuti grazie alla Route du Val de Gorbio.
Arrivando noterete il borgo che è poggiato su uno sperone di roccia alla vostra sinistra. Curva dopo curva esso si svelerà nei dettagli e le montagne ruvide si faranno più alte e brulle.
La strada vi condurrà fino ad una piazzetta al cui centro sorge un olmo dalla chioma folta e larga, circondato da un muretto.
Soffermatevi ad immaginare quante cose possa aver visto quest’albero: un’iscrizione ci informa che esso è qui dal 1713. Pensateci un attimo: questo albero è ben più vecchio della Rivoluzione francese!




Una piazzetta con una fontana su più livelli precedono l’antico accesso al paese. Gli edifici coloratissimi che affacciano sulla piazza contribuiscono a rendesi il tutto molto solare e pittoresco. Fin qui, in effetti, sembrerebbe di trovarsi nell’ennesimo bel borgo francese, nell’ennesimo “village perché” della Costa Azzurra. Ma Gorbio sa ben raccontare la sua personalità, e lo fa oltre la piazza, oltre la fontana.
Ci addentriamo dunque nel borgo. Oltre la porta, il tracciato principale (Rue Garibaldi) conduce verso il centro del paese; subito però si apre una deviazione a destra (Rue Gambetta) che ci guida in una piazzetta vagamente rettangolare su cui affaccia un edificio (Maison des De Gubernatis) che è sicuramente di impianto cinquecentesco a guidicare dal portale litico elaborato e dall’atrio con androne e scalone con volta a crociera… proprio come quelli dei palazzi genovesi! Attualmente l’edificio è in restauro, per cui non ci si può addentrare, ma viene la curiosità di sapere chi vi ha abitato, soprattutto nei tempi passati. Alzando lo sguardo a cercare i soffitti, proprio come è d’uopo fare a Genova, oltre i tre bei mensoloni bianchi e tozzi, si notano begli affreschi.
Dirimpetto c’è la cappella De Gubernatis, anch’essa con portale in pietra e data del 1689 incisa quasi scomparsa, e portone in legno massello.




Risalendo la via principale, che a un certo punto si apre in una piazzetta con una fontanella (Place de la Mairie), si arriva al piccolo piazzale della chiesa parrocchiale di San Bartolomeo (Place de l’Eglise). Di fronte, il piccolo Oratorio dei Penitenti Bianchi (datato al 1445), rigorosamente chiuso, racconta però la storia antica di una confraternita laica la cui costituzione rimonta indietro nel tempo, ma che si mantiene attuale con la partecipazione a processioni e feste religiose… insomma, un’antica tradizione che viene portata avanti dagli abitanti stessi del paese: non c’è modo migliore per mantenere viva una piccola realtà.
La parrocchiale dedicata a San Bartolomeo sorge sopra una chiesa romanica in rovina. La sua ricostruzione porta come data di inizio il 1683 e al Settecento risalgono gli arredi pittorici, rispondenti perfettamente allo stile barocco di quell’epoca. Oggi l’interno della chiesa rivela molti restauri successivi e pareti intonacate di chiaro che in origine erano sicuramente più esuberanti. Nell’insieme la chiesa appare sobria, e un po’ dispiace, sapendo di cosa è capace il Barocco ligure. Segnaliamo però una statua di Santa Giovanna d’Arco, cosa che non si vede molto spesso (e sicuramente non al di qua del confine francese).








Proseguendo nel percorso, la via passa oltre la chiesa di San Bartolomeo e costeggia le mura (Rue de la forge), guardando il panorama sulle alture circostanti e passando sotto archi e porte che costituivano in passato l’ultimo baluardo difensivo prima di giungere al castello.
Il Castello in effetti si conserva piuttosto bene ed è l’architettura più rilevante, in effetti, che si vede dalla strada, prima di giungere in paese. Non è visitabile, ma dall’esterno se ne possono apprezzare le forme, la muratura in pietra a vista e le torri. Il castello risale al XII secolo e la sua Torre Lascaris, che invece si data al 1246, è l’unica parte di esso visitabile durante l’apertura al pubblico di mostre di arte contemporanea. La struttura appare ancora oggi solida e resistente, e passarvi al di sotto incute un certo timore reverenziale.








Gorbio non nasconde la sua anima medievale ed italiana. Si percepisce un forte legame tipologico con borghi quali Vallecrosia alta, Dolceacqua, Apricale, Isolabona o Airole sebbene le case sembrino svilupparsi per meno piani in altezza ed abbiamo più respiro. Tuttavia l’impianto di borgo medievale fortificato è evidentissimo: moltissimi sono i portali originali, sebbene spogli di decori o date, riconoscibilissimi… Molte sono le strette porte di controllo ai vari livelli fortificati del paese (almeno due evidenti). Esse erano in grado di contenere un tentavivo di invasione e permettere ai difensori di ritirarsi, man mano, verso il mastio.
Le vie del borgo cercano di raccontarne la memoria antica e le sue zone funzionali: Ancien chemin de Meton (antico percorso verso Mentone), Rue Piazza Nova, Rue de la Forge (Via della forgia), Rue du four (Via del Forno), Rue Barbacane (Via del barbacane)…












Tornando verso l’olmo riflettiamo su una caratteristica che non comune in Francia e che per i borghi dell’entroterra dell’estremo Ponente Ligure è la norma: case ed edifici in pietra a vista, strade pulite, ma non eccessivamente “leccate”, edulcorate e turistiche, un paese abitato dai Gorbiesi che ascoltano la tv o la radio a volume alto e con le finestre aperte, in una dimensione di vita quotidiana, mentre lungo la via dispongono vasi più o meno grandi di fiori e piante, anche e soprattutto succulente.
Insomma, un decoro che nasce dal fatto stesso che il paese è abitato e che sono gli abitanti i primi a prendersi cura del luogo in cui vivono perché esso sia prima di tutto gradevole per se stessi e solo in seconda battuta per chi arriva da fuori.
Tra archi a sesto acuto, porte cittadine, vasi di piante e fiori posti davanti agli ingressi delle case, l’esplorazione procede libera, rilassata. Gorbio è il luogo ideale in cui trascorrere un paio d’ore lontano da tutto e da tutti, in completo isolamento e relax.
L’olmo del 1713 veglia sul paese addormetato nel primo pomeriggio di un’estate più torrida del solito e dona ombra a chi si voglia fermare sotto le sue fronde. In alternativa, il bar sull’angolo è l’unico posto aperto in cui rifocillarsi e dissetarsi.

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