Se oggi, quando vi recate in Francia, attraversate il confine a Ponte San Ludovico, sapete dove fosse il limes, ossia la frontiera, tra l’Italia romana e le Gallie attorno al I secolo a.C. ?
A segnare il passaggio da una terra all’altra, su una altura super panoramica, svettava il Tropaeum Alpium, un monumento che fu eretto su decisione del Senato Romano in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto nel 7-6 a.C. e che celebrava la definitiva conquista di tutto l’arco alpino e la pacificazione di tutte le tribù celtiche (nel numero di 44).
Siccome siamo molto legati a questo luogo, oggi siamo nuovamente tornati a visitarlo.
Vi raccontiamo com’è andata.


Come raggiungere la Turbie:
Seguite innanzitutto le indicazioni per raggiungere Mentone che abbiamo fornito nel post relativo. Giunti nella cittadina francese, mantenetevi sempre sul lungomare fino a quando ad un grosso semaforo troverete il cartello che vi segnala la fine di Mentone e la possibilità di svoltare a destra.
Girate a destra e poi immettetevi subito nella strada a due corsie, a sinistra usando la grande rotatoria con le palme. Avrete preso così la D6007 (Av. de Verdun) . Continuate su questa strada che esce dal centro abitato per circa 3km. Un po’ in salita essa vi porterà fino all’incrocio con la D2564 che riconoscerete perchè è una grande rotatoria. Prendete a destra (la strada è in salita) e sarete sulla D2564. Proseguite dritti su questa strada superando il bivio per Roquebrune per circa 5-6 km, tenendo sempre la destra anche alla grande rotatoria che troverete presso l’Hotel Maybourne Riviera (che riconoscerete perchè è a picco sul vuoto e sempre pieno di bellissime auto). Altri 3 km di questa strada panoramica (che si chiama anche Moyenne Corniche) e arriverete a destinazione.
Avvicinandovi a La Turbie, vedrete davanti a voi ergersi la sagoma del monumento. Esso è posizionato su una collina isolata ed ai suoi piedi si stende un antico e piccolo borgo medievale. Oggi La Turbie è un paesello che si protende anche lungo la strada che correndo alle spalle di Montecarlo, conduce al borgo di Eze, alla baia di Beaulieu e quindi alle porte di Nizza.
Dove parcheggiare
Lungo la strada, dove si stende la parte nuova del borgo, con i baretti, le banche e la farmacia con la fontana, c’è un parcheggio in piano a pagamento.
Se preferite, prima di questo, potete svoltare e scendere a sinistra in Cours Albert I e troverete il Parking pubblico, che è anche a servizio del monumento.
Dedichiamoci al Trofeo delle Alpi e poi vi racconteremo del borgo medievale.
Il costo di ingresso è di circa 7 euro. Il monumento si trova all’interno di una area verdeggiante coperta di macchia mediterranea, che vi regalerà un panorama mozzafiato il quale spazia da Bordighera fino alla baia di Porto Ercole di Montecarlo (Fontvieille).
Prendete del tempo per godere di questa magnifica vista, provate a contare le ville con piscina o a individuare tutte le sfumature degli azzurri delle piscine… però cercate anche di immaginare come questo luogo magnifico, aperto alla volta celeste, appariva nel I secolo a.C.


La presenza romana sulla costa era costituita dalla città di Albintimilium, ultimo Municipio della Regio IX Liguria, qualche villa, fattoria o stazione di posta sparsi a Mentone (resta visibile il monumento funerario di Lumone a Roquebrune-Cap Martin), la cava di “pietra della Turbia” e sotto, dinnanzi a voi, il porto-approdo di Portus Herculis Monoeci (da cui il nome di Monaco). Più in là, oltre il promontorio di Tete-de-chien su cui oggi, vedete spuntare la cupola bianca di un osservatorio militare, si apriva Cemenelum (Cimiez, ossia Nizza).
Il tutto era collegato dal tracciato, fondamentale, della Via Julia Augusta…che proprio presso il monumento dove ora vi trovate, terminava il suo percorso dopo aver attraversato l’intero arco ligure.



Il Tropaeum Alpium
Rivestito in marmo lunense su una base di pietra locale (di La Turbia) si tratta della giustapposizione di un tamburo cilindrico con ambulacro colonnato poggiato su un alto dado. Sulla sommità, in parte ispirata la Mausoleo di Alicarnasso, una copertura conica gradonata culminante con probabilmente la statua in bronzo dorato di Augusto nell’atto di sottomettere due barbari inginocchiati ai suoi piedi..
L’altezza totale dell’edificio doveva essere di circa 49 metri.
Il primo ordine.
Il podio è a pianta quadrata e misura 38 metri di lato. Una cornice marcapiano lo circonda completamente. A terra un ulteriore basamento più largo gli fa da appoggio.
All’interno di questo podio nasce la struttura costituita da pietrame e enormi blocchi di pietra, che con forma circolare radiata e sviluppandosi in altezza, permette il sostegno di tutto il secondo ordine.






Il paramento esterno dei lati è liscio e bianco. Sul lato sud e nord sono poste porte in bronzo sovrastate da un piccolo timpano (solo quella a sud è ben leggibile). Sul lato ovest è collocata la maestosa iscrizione iscrizione che recita:
All’imperatore Cesare, figlio di un Dio, Augusto, pontefice massimo, acclamato 14 volte “imperator”, alla diciassettesima “tribunicia potestas”. Il Senato e il Popolo Romano (dedicarono), poiché per sua guida e su suo auspicio i popoli alpini che si trovavano dal mare superiore a quello inferiore sono stati ricondotti sotto il potere del popolo romano…
e che elenca i nomi delle quarantaquattro tribù sottomesse.
Ai lati dell’iscrizione vi sono i due giganti rilievi con panoplie e prigionieri sottomessi.
L’effetto è impressionante. Il monumento doveva essere impressionante anche all’epoca, tant’è che viene citato da Plinio il Vecchio, un importante erudito del I secolo d.C., che ricorda anche il contenuto della dedica del Senato all’imperatore.



Il secondo ordine
E’ composto da un alto cilindro compatto e circondato da un ambulacro colonnato su cui poggiavano 24 colonne, con capitelli dorici, adornate da un fregio dorico con metope e triglifi. Qui si trovavano nicchie in cui erano collocate le statue dei comandanti militari che avevano partecipato alla spedizione, tra cui quella di Druso.




Nel Medioevo il monumento, persa ormai la sua funzione, venne però fortificato, diventando il castello di un piccolo borgo che nacque intorno ad esso: il tamburo cilindrico divenne torre integrata nel sistema difensivo del novello borgo. Il Trofeo fu in parte spoliato e con le pietre fu costruita una cinta muraria, di cui si conserva ancora una porta. Il borgo sorse proprio al di fuori di esso andando poi a occupare, nei secoli successivi, le mura a loro volta cadute in disuso.



Il castello è ancora raffigurato in alcune stampe seicentesche, dopodiché nuovamente sovviene l’abbandono dopo il 1705, quando esso è smantellato su ordine di Luigi XIV. La Contea di Nizza appartiene poi ai Savoia e al Regno di Sardegna e già nel 1858 sono avviati lavori per l’identificazione dei frammenti del monumento spoliati col fine di recuperarli per ricostruire il monumento. Addirittura nei pressi del Trofeo, infatti, era sorto nel corso dell’Ottocento un hotel, l’Hotel de Righi, che reimpiegava porzioni di murature e blocchi. Esso fu poi smantellato a fine XIX secolo. Già nel 1865, quando ormai la Contea di Nizza è passata alla Francia, il Trofeo di Augusto è classificato come monumento storico. Arriviamo così al lavoro degli architetti Jean Camille Formigé e Jules Formigé, che a partire dal 1913 e fino al 1934, con la sovvenzione dello Stato francese e del mecenate statunitense Edward Tuck, ne progettano e realizzano la ricostruzione.
La storia del monumento, soprattutto delle sue vite successive alla costruzione, è raccontata nel piccolo attiguo museo nel quale sono esposti alcuni blocchi pertinenti all’edificio di età romana e una curiosa palla di cannone che ci parla della sua vita nei secoli più vicini ad oggi.





Un video racconta la storia dell’edificio e dei suoi studi, mentre a tre pannelli è affidato il compito di raccontare quali altre vestigia di età romana si possono vedere nei dintorni: la cava di pietra (già citata) nella quale furono cavati i grandi blocchi che rivestono il dado, e il Mont Justicier, poco distante, dove in epoca medievale avvenivano le esecuzioni pubbliche, ma che a sua volta sembrerebbe sorgere su un ben più antico castellaro.
La visita al monumento termina qui. Ma alle spalle di esso, a occidente, si sviluppa il borgo medievale. Esso è il classico borgo fatto di vie strette e case raccolte, con ingressi ad arco e il pozzo al centro di una piccola piazza. La chiesa reimpiega sulla parete ovest blocchi di pietra provenienti dallo spolio del Trofeo: un’appropriazione cristiana di un monumento che nacque come pagano.



Vale la pena visitare La Turbie sia per il suo valore storico-archeologico, che per la sua posizione panoramica sulla Costa Azzurra, infine per godere dell’atmosfera di un piccolo paesino francese. Tra l’altro, vi segnaliamo che lungo la strada che attraversa il borgo è stata girata una lunga scena di inseguimenti e sparatorie del film Ronin con Robert De Niro e Jean Reno.
Se dopo aver letto questo post decidi di visitare La Turbie, ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.


