Pip: C'è un angolo della Liguria dove i confini di Stato sembrano quasi un'opinione — e Marina Lo Blundo e Davide Traverso lo percorrono borgo per borgo, valle per valle.
Mara: Questo episodio segue la Val Roja da entrambi i lati del confine: borghi di frontiera che hanno cambiato bandiera più volte, e un santuario affrescato che vale il viaggio da solo. Cominciamo con i borghi di confine.
Borghi di confine lungo la Val Roja
Pip: La Val Roja è una di quelle valli dove la geografia non ha mai smesso di fare a pugni con la politica — borghi che erano italiani, poi francesi, poi di nuovo contesi, ciascuno arroccato su un punto strategico come se la storia non fosse ancora finita.
Mara: Il post su Olivetta San Michele e Piène mette subito in chiaro la natura del territorio. Scrivono: "siamo su un crinale alle cui spalle si apre una valletta di oliveti e frutteti che sembra voler restare nascosta al mondo."
Pip: Un borgo che si nasconde dietro se stesso — e riesce pure nell'intento. Ma la cosa concreta è che Olivetta offre due passeggiate lungo il Bevera, tra fasce coltivate e mulini dimenticati, con una comunità di turisti nordeuropei che ha già scoperto quello che i liguri ancora ignorano.
Mara: Poco oltre, Piène racconta una storia ancora più stratificata. Il castello, attualmente in restauro, fu per secoli la posizione strategica più avanzata della Repubblica di Genova nella valle: "Fino al 1815, questo castello fu la posizione strategica più avanzata della Repubblica di Genova nella valle della Roya."
Pip: Inespugnabile per secoli, poi abbandonato nel 1815 quando la Repubblica di Genova fu ricongunta al Regno di Sardegna — la storia ha un senso dell'ironia tutto suo.
Mara: Risalendo la valle si arriva a Saorge, che il post dedica alle gole del Roja descrive come un paese che "sembra scaturire dalla roccia." Il monastero francescano del 1633, il borgo medievale con le targhe in dialetto a metà tra piemontese e ligure, e i danni ancora visibili della tempesta Alex del 2020 compongono un paesaggio carico di storia e di ferite recenti.
Mara: Breil-sur-Roya, primo centro francese risalendo la valle, è il soggetto di un altro pezzo. Nonostante il nome francese, il territorio non si distingue da quello ligure: oliveti su fasce, caruggi, chiese barocche. La chiesa romanica di Notre Dame du Mont, raggiungibile oltre la stazione, conserva la struttura tripartita del XII secolo con colonne tozze e capitelli romanici.
Pip: Breil è il luogo dove i confini si rivelano quello che sono — tracciati con la matita, come scrivono loro stessi.
Mara: La Brigue, o Briga Marittima, chiude il giro. Ceduta alla Francia nel 1947 dopo un referendum, conserva antichi portali in ardesia, la collegiata di San Martino con una Natività di Ludovico Brea, e i terrazzamenti dove fino al Cinquecento si coltivava la vite — un patrimonio che la tempesta Alex ha spinto alcune realtà locali a voler ripristinare.
Pip: E da La Brigue si arriva naturalmente all'altro tesoro della valle — quello che sta dentro una piccola chiesa affrescata.
Affreschi e meraviglia: Nôtre Dame des Fontaines
Mara: Il santuario di Nôtre Dame des Fontaines, già citato nel post su La Brigue come la Cappella Sistina delle Alpi Marittime, merita un pezzo tutto suo — e lo ha. Giovanni Canavesio e Giovanni Baleison hanno coperto quasi interamente le pareti di una piccola chiesa con oltre duecento metri quadri di affreschi.
Mara: La scena che colpisce di più è la Morte di Giuda: "Giuda morto per strangolamento e rottura del collo, ha gli occhi gonfi e prominenti. Il bianco delle orbite risalta sparato sui grigi, la lingua è fuori dalla bocca in un ghigno di abbandono, il volto è una maschera distorta di rughe e di esalazione dell'ultimo fiato."
Pip: Canavesio non aveva paura di guardare in faccia il lato più brutale della storia sacra — e il risultato è qualcosa che resta.
Mara: Quella scena è dimensionata appositamente per cedere il passo alla Crocifissione, che occupa lo spazio più ampio della navata. Il ciclo completo è datato 12 ottobre 1492 — un cartiglio sulla parete lo testimonia.
Pip: Una valle, confini ridisegnati più volte, borghi che resistono e affreschi che durano da cinque secoli — c'è una certa coerenza in tutto questo.
Mara: La Val Roja continua ad avere molto da raccontare. La prossima volta, magari, ci addentriamo nei sentieri che collegano i versanti.


