Pip: Quando un campanile domina tutta la valle e i vicini del piano di sotto ti rubano le campane di notte, capisci che l’entroterra ligure ha una sua idea molto precisa di buon vicinato.
Mara: Marina Lo Blundo e Davide Traverso ci portano lungo la Val Nervia, tra borghi arroccati, castelli medievali e chiese cariche di affreschi. Iniziamo dai borghi e dai castelli che segnano questo paesaggio.
Borghi e castelli della Val Nervia
Pip: La Val Nervia non è una sequenza di cartoline: è un territorio dove ogni borgo occupa la sua altura per una ragione precisa, e quella ragione è quasi sempre il controllo — su chi passa, su chi sale, su chi scende.
Mara: Castelvittorio incarna bene questa logica. Il post descrive così la sua posizione: “su un’altura privilegiata, con una vista che spazia fin sulle alte montagne delle Alpi Marittime, ma che soprattutto controlla la Val Nervia.”
Pip: Controllo che ha un prezzo storico: secoli di scontri con Pigna nel fondovalle, tra Repubblica di Genova e Savoia, finiti in quella tradizione tutta italiana del campanilismo — incluso il furto notturno delle campane del campanile.
Mara: Pigna è appunto l’altro grande protagonista della valle. Il post dedicato al borgo descrive un intreccio fittissimo di carrugi, la chiesa di San Michele con il polittico di Giovanni Canavesio alto quattro metri e mezzo, e Piazza Castello — un tempo sede del castello attorno a cui il paese si è sviluppato.
Pip: Scendendo verso il fondovalle si incontra Isolabona, che il post descrive come un borgo che “umilmente non ardisce a gareggiare per lustro con le vicine perle dell’entroterra.” Modestia strategica, o semplicemente buon senso ligure?
Mara: Il post su Isolabona invita a visitare il Castello Doria locale e il Santuario della Madonna delle Grazie, una piccola chiesa affrescata di gusto tardo medievale. Dolceacqua ha invece il proprio Castello Doria — oggetto di un post dedicato — che nasce nel XII secolo come fortezza di controllo sulla valle e si trasforma nel tempo in residenza signorile, abbastanza elegante da ospitare Napoleone e abbastanza iconica da ispirare Monet nel 1884.
Mara: Poi c’è Buggio, il borgo più settentrionale della valle, incastonato tra le gole strette e le pendici delle Alpi Marittime. Il post lo descrive come un luogo dove “si respira un’aria di vita fatta di autentica fatica,” con la piazza principale divisa in due da un salto di quota — caso unico in Liguria — e la Cappella di San Siagro, dedicata a un nipote di Carlo Magno, unica al mondo.
Pip: Borghi che si guardano dall’alto, si rubano le campane e custodiscono santi carolingi. Tutto questo porta naturalmente a chiedersi cosa c’è dentro quelle chiese.
Affreschi e romanico in Val Nervia
Pip: Le chiese di questa valle non sono solo architettura: sono archivi dipinti, dove la storia della devozione medievale si legge ancora sulle pareti.
Mara: La chiesa di San Bernardo a Pigna ne è l’esempio più denso. Il post la descrive come “un horror vacui, coloratissimo, dove un susseguirsi di figure dettagliate racconta le storie della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo” — opera di Giovanni Canavesio e Giovanni Baleison, visitabile solo su prenotazione a cinque euro a persona.
Pip: Un ciclo completo dalla Lavanda dei piedi al Giudizio Finale, con tanto di Lucifero e dannati. Cinque euro ben spesi.
Mara: La chiesa di San Pietro a Camporosso sposta l’attenzione sull’architettura stratificata: il post ricostruisce quattro fasi costruttive dall’XI al XVII secolo, con materiali di reimpiego romani da Albintimilium e affreschi che mostrano Cristo in mandorla circondato dai simboli degli evangelisti. Una passeggiata flash intorno a Pigna, dalla Cappella delle Grazie alla Cappella di San Pancrazio lungo il Nervia, completa il quadro delle architetture devozionali minori disseminate nel territorio.
Pip: Dalla pietra medievale alle vette delle Marittime — la valle ha ancora molto da raccontare.
Mara: Borghi arroccati, castelli trasformati, chiese cariche di secoli: la Val Nervia è un territorio dove ogni strato di storia è ancora leggibile sul posto.
Pip: E dove i vicini di valle si rubano ancora le campane — almeno nella memoria. La prossima puntata, promessa.


