La Costa Azzurra, così come la confinante Riviera di Ponente in Liguria, ha un clima magnifico, temperato, mite in inverno, ma non troppo afoso in estate. Queste condizioni meteorologiche ne hanno decretato dapprima la fortuna nel XIX secolo come luogo di villeggiatura per chi ne veniva dal Nord Europa freddo e piovoso, poi hanno fatto sì che alcuni di quegli Europei (Inglesi, ma non solo), abbiano scelto questa sottile striscia di terra proiettata sul mare, ma subito protetta alle spalle da alte colline spesso spigolose, per impiantarvi magnifici giardini con piante esotiche. Lo abbiamo già visto con Thomas Hanbury e il grande giardino annesso a Villa Hanbury; lo abbiamo visto con Ludwig Winter che a Bordighera coltiva palme; lo abbiamo visto con il Giardino Esotico Pallanca, sempre a Bordighera, che nasce con la consulenza di Winter.
Anche in Costa Azzurra la moda, o meglio, la passione, per l’impiantazione di giardini esotici si diffonde. Tra i vari esempi che si possono incontrare, quello di Val Rahmeh è sicuramente il più vicino al confine italiano: a Mentone, in posizione rilevata rispetto alla costa.

Come raggiungere il Giardino Botanico Val Rahmeh
Partendo dall’Hotel Rosalia a Bordighera, in macchina o in moto, è consigliabile percorrere la via litoranea, e dunque l’Aurelia, in direzione di Ventimiglia, poi di Latte, di Mortola e, superato il confine, in territorio di Mentone, proseguire fino a superare il campo sportivo, ora in ristrutturazione: a un semaforo un cartello stradale vi indirizza verso il Giardino Botanico. I non molti parcheggi si dispongono lungo la strada.
Il costo del biglietto è di 8 €. Il Giardino fa parte del circuito dei Musei Nazionali di Storia Naturale, una rete tematica di musei statali alla quale aderiscono parchi e musei su tutto il territorio francese: tra i più noti, il Musée de l’Homme di Parigi.
All’ingresso viene fornita una cartina che permette sia di orientarsi che di seguire il percorso prestabilito attraverso 21 tappe che esplorano tutti i punti di interesse del giardino. Prima di partire per la nostra passeggiata nel verde, scopriamo qualcosa sulla storia di questo posto.
Storia di Val Rahmeh
Prima di essere un giardino botanico tra i più rinomati della Costa Azzurra, questa era una tenuta agricola perfettamente “ligure”: e del resto, fino alla metà dell’Ottocento, questo territorio apparteneva, oltre che geograficamente anche politicamente, al Regno di Sardegna, in continuità con la Liguria. La tenuta più antica, appartenuta alla nobile famiglia Monléon si sviluppava su una collina terrazzata (tipica ligure) sulla quale si coltivavano ulivi, limoni (rimasti poi molto vivi nella tradizionale Fête du Citron di Mentone) e viti. Nel 1875 nel bel mezzo di questa proprietà fu costruita una villa: Villa Henriette: la data di costruzione è riportata sul cancello di accesso. Il nome Henriette non è casuale: si tratta di Henriette Marguerite Françoise de Monléon, che aveva 72 anni quando la villa fu inaugurata.
La nostra Henriette (ce la immaginiamo come un’arzilla vecchietta ancora civettuola nonostante l’età) muore nel 1903. Nel 1905 Rahmeh Théodora Swinburne, moglie di Sir Percy Pollexfen de Blaquiere Radcliffe, generale della British Army, acquista la villa. La coppia ama quest’angolo di Riviera nella quale si rifugia, lontano dal grigiore umido della campagna inglese. E non solo per il clima: in Costa Azzurra si vanno sviluppano, oltre a Mentone, anche Nizza e Cannes, che diventano vivaci luoghi di ritrovo per aristocratici inglesi ed europei in generale. Come nel Ponente Ligure, come a Bordighera, del resto.



Ma nel 1924 Rahmeh Théodora Swinburne muore. Il vedovo Sir Percy Radcliffe non può far altro che rendere omaggio alla moglie che tanto aveva amato quel posto rinnovando Villa Henriette, trasformandola definitivamente in una villa in stile ligure-provenzale, e realizzando nella tenuta un vero orto botanico nel quale impianta essenze esotiche provenienti principalmente dall’Asia e dall’Oceania. Ci pare di immaginare la scena: la coppia aveva sempre fantasticato di trasformare la propria tenuta in un giardino esotico, magari proprio dopo aver visitato Villa Hanbury, a pochi km da qui. Ed ecco che, quasi a voler esaudire un voto, Sir Radcliffe realizza il sogno e crea un giardino che ancora oggi fa sognare. Dedicandolo, ovviamente, alla memoria della moglie. Nasce così Val Rahmeh, il giardino botanico romantico che guarda il mare dall’alto. Curiosità: Rahmeh è una parola arabo-persiana che significa tranquillità. Beh, questo giardino non poteva avere nome più adeguato.

Visitare il Giardino Botanico di Val Rahmeh
Il Giardino Botanico di Val Rahmeh si sviluppa lungo tutto un dolce pendio collinare appena alle spalle del porto di Mentone e della sua lunga strada trafficata, prima di raggiungere il centro storico. Eppure, anche se poche centinaia di metri ci separano, il traffico della città moderna rimane ben lontano, un brutto ricordo, il cui rumore probabilmente è assorbito dalle foglie delle piante di questo parco.
Seguiamo ora il percorso di visita indicato dalla planimetria che viene fornita all’ingresso.
Per prima cosa si esce sul giardino antistante la bella villa realizzata nel primo ventennio del Novecento. Oggi il suo caldo colore ocra gialla ci fa immergere in quelle atmosfere mediterranee che sicuramente Rahmeh amava tanto. Il giardino davanti alla villa è elegante, le piante da fiore sono curate, da aiuola. Niente che faccia presagire ciò che vedremo dopo.






Il percorso di visita ci fa girare intorno alla villa e salire sulle terrazze soprastante, dove ancora dominano quegli olivi centenari che già erano qui all’epoca di Villa Henriette e che Sir Radcliffe sapientemente ha risparmiato, non senza piantare tra l’uno e l’altro alberi più o meno esotici, ad alto fusto, provenienti da qualunque parte del mondo.

Così, se davanti alla villa abbiamo un giardino ordinato e curato, dove vige cura e geometria, alle spalle, fin dall’inizio del percorso entriamo in un altro mondo, dove sono le piante ad alto fusto che governano, che decidono se fare ombra o se far filtrare il sole, lasciate libere di esprimersi in altezza e in floridezza. Il percorso assume l’aspetto di un sentiero stretto che attraversa una foresta fitta. Fitta e variegata: ben 1700 essenze, specie e varietà arboree provenienti dall’areale mediterraneo, da regioni tropicali e subtropicali convivono in questo piccolo angolo di paradiso terrestre, grazie proprio a quel clima così mite che caratterizza questo territorio.
Non pensiate che questa foresta fitta sia disordinata e che la disposizione delle piante sia casuale. Al contrario, esse sono riunite per aree climatiche e tematiche. Abbiamo così l’area in cui sono riunite le piante che vivono nelle foreste tropicali secche: le cactacee, ma non solo, tutte quelle piante che vivono in territori in cui la stagione calda e secca è lunga e le piogge sono rare, per cui per sopravvivere hanno sviluppato le spine e altre soluzioni per trattenere l’acqua all’interno del proprio fusto. Seguono le piante che caratterizzano le zone tropicali umide. E quindi spazio ad alberature ad altissimo fusto e fogliame esuberante, ma spazio anche a liane e a piante epifite, cioè con radici aeree, vere e proprie parassite che non nascono a terra, ma sui tronchi di quegli alberi alti fino a 40 m per poter godere di quel poco dei raggi di sole che riesce a filtrare quando non piove. Le foreste tropicali sono densissime di vegetazione, proprio per via delle piogge abbondanti. Al tempo stesso la difficoltà nel ricevere i raggi del sole da parte delle piante più basse ha sviluppato in loro delle soluzioni che, in assenza di una fotosintesi “normale” le fanno crescere più lentamente.





Lungo il percorso di visita, l’attenzione prestata alle aree climatiche è piuttosto evidente nei testi riportati dalla pannellistica didattica, rara ma efficace. Ogni pianta è dotata del suo cartellino di riconoscimento, per far sì da poter chiamare per nome gli alberi magnifici che inevitabilmente vogliamo fotografare.
In un saliscendi molto dolce tra le terrazze dell’antico domain coltivato a olivi, poi riconvertito in orto botanico, si incontrano palme di numerosissime varietà, ficus, araucarie, felci giganti australiane, e poi distese di bambù di almeno tre varietà: una a canna gialla, una a canna nera e poi quella gigante, chiamata dendrocalamus asper. E poi, alberi da frutto tropicali, come l’avocado (una pianta altissima e carica di frutti) la papaya con i suoi frutti enormi e il Falso Kapok, anche detto “albero del filo di seta” che si caratterizza per i frutti avvolti in una curiosa nuvola di cotone e che è un parente stretto del baobab.



E poi vengono gli agrumi, limoni e cedri tra cui la “mano di Buddha”, un cedro dal frutto che invece che essere compatto, come di consueto, ha gli spicchi allungati tutti distinti e tutti avvolti dalla buccia spessa.
Qual è la cosa divertente, in tutta questa varietà geografica e climatica? Che spuntano qua e là, quasi a dare manforte agli olivi autoctoni centenari, piante tipiche della macchia mediterranea, quali l’alloro, il mirto, il rosmarino, la lavanda! Quasi a rivendicare uno spazio che è anche il loro. Ed è giusto ricordarlo.
Non stiamo qui, comunque, a farvi il mero elenco delle specie arboree che incontrerete. Sul posto potrete accedere a una mappa interattiva sul vostro smartphone che vi permetterà di vedere lungo il percorso le varie piante e saperne di più in tempo reale. Un supporto alla visita senz’altro interessante, ma che a nostro parere ha due criticità: innanzitutto se guardiamo l’app non guardiamo le piante intorno a noi, e sinceramente non dovrebbe essere questo lo scopo; e poi perché non è così pratica nella navigazione…
Quasi al termine del percorso, nuovamente giungiamo in un’area che abbandona l’aspetto “spontaneo” da foresta per riportarci nel mondo del giardino pianificato, ordinato e costruito: una bella terrazza affacciata sul mare (o meglio, prima che la città moderna ci si piazzasse davanti era effettivamente tale) circondata da alberi ad alto fusto e con un’ampia vasca nel mezzo, dove vivono piante di ninfea gigante che nella stagione della fioritura devono regalare uno spettacolo magnifico. Ora si vedono solo (si fa per dire) le grandissime foglie che possono raggiungere i 2 metri di diametro. In questo spazio ci sono delle panchine: un momento di ristoro e di riposo dopo il saliscendi immersi nelle piante esotiche.



Per concludere, Val Rahmeh è una piccola chicca ignota ai più, soprattutto al di qua del confine, eppure capace di immergere per qualche ora nelle atmosfere esotiche che solo la vegetazione tropicale, esuberante e verde, verdissima, sa regalare. Ah, nello spazio fisico di questo post possiamo rendere conto del racconto, delle immagini di cui abbiamo corredato questo post, ma non dei suoni. Il canto degli uccelli, l’assenza del traffico cittadino che in realtà non è così distante, il fruscìo delle foglie degli alberi mosse dalla brezza…




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