Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Montalto Ligure


Sebbene Marina ed io siamo innamorati della Val Nervia, molto più vicina a Bordighera e più facilmente “esplorabile”, sentiamo un fortissimo richiamo alla scoperta dei luoghi che da Taggia verso Nord costituiscono il patrimonio della Valle Argentina.

Nei giorni scorsi abbiamo deciso di puntare, un po’ senza preferenze, alla volta di Montalto Ligure. Inforcata la moto abbiamo passato alcune in luoghi meravigliosi, che vale la pena raccontare.

Come raggiungere Montalto Ligure
Partendo come sempre dall’Hotel Rosalia di Bordighera:
1- la strada più veloce vi porta in autostrada, dal casello di Bordighera a quello di Arma di Taggia. Una volta usciti, proseguite verso sud e seguite tutti i cartelli che vi portano al borgo di Taggia. Giunti al borgo, è sufficiente oltrepassarlo puntando verso nord, a risalire la stretta valle che vi si para dinnanzi.

2- se avete deciso di impiegare tutta una giornata di gita fuoriporta e non avete fretta, allora proseguite in dizione Sanremo sull’Aurelia, oltrepassate la città del Festival e giungete fino ad Arma di Taggia. Proseguite sulla via Aurelia fino a che non troverete una grande rotatoria con due sculture in acciaio corten che ritraggono le famose olive taggiasche (qualità tipica ed apprezzatissima del nostro ponente); superatela e svoltate a destra imboccando la rampa che vi immetterà in un grande stradone dritto e veloce che vi condurrà a risalire la valle superando il borgo di Taggia.

Qualsiasi sia la vostra scelta, dovete risalire la valle Argentina sorpassando il borgo di Taggia… poi il gioco è fatto, perchè la strada è una sola e risale verso il famoso paese delle streghe: Triora, di cui abbiamo parlato qui.

Il tracciato si snoda tra le curve della valle, seguendo il tracciato del Torrente Argentina, saltellando da una parte all’altra delle sue sponde grazie a ponticelli e passando coltivazioni, vecchi siti di castelli, mulini e località fatte di case di campagna.
Il primo paesone che incontrerete è Badalucco, che tratteremo in un prossimo articolo.
Usciti da Badalucco, troverete il bivio per Montalto Ligure. Prendete a destra e risalite il colle. Il paese vi aspetta placidamente adagiato sulla sua altura.

Montalto Ligure, frazione del Comune congiunto di Montalto-Carpasio, è abitato da 377 persone ed è definito Paese degli Innamorati o Paese del romanticismo.
Il motivo di questa inclinazione nasce in particolare da una leggenda che racconta che nel XIII secolo il conte Oberto di Badalucco avesse imposto lo ius primae noctis sui suoi territori. Una coppia di giovani promessi, determinati a sfuggire al conte, fuggì nell’entroterra per sposarsi. I giovani vissero nascosti per un po’ sul crinale del monte Colletto dove oggi vedete il paese. Essi poi vennero raggiunti dalle rispettive famiglie che formarono il nucleo originario del borgo.

Naturalmente la storia è folklore spicciolo, molto comune nei borghi dell’entroterra, ma ha permesso a Montalto di divenire meta di numerose coppie che desiderano sposarsi in un contesto fuori dal comune, fatto di scorci interessanti e un ambiente tranquillo.
Il paese nasce in verità attorno al X secolo come punto strategico di controllo della Valle e delle rotte della transumanza, dato che alle sue spalle si apre la profonda valle di Carpasio, che corre parallela al mare e congiunge la Valle Argentina con l’entroterra alle spalle di Imperia. Numerosi sono i passi montani importanti ed ancora più numerose le terre da pascolo che da qui si possono raggiungere.

Montalto ligure è anche terra natale della famiglia di pittori Ludovico, Antonio e Francesco Brea, attivi nel ponente tra fine XV ed inizio XVI secolo.

Giunti al paese troverete una muraglia di case alte su cui spicca davvero altissimo il massiccio campanile della Chiesa di San Giovanni Battista, rosa e giallo.
Potrete accedere al paese tramite una rampa che troverete sull’angolo più a sud o dalla porta archivoltata che troverete a metà del lato lungo della muraglia di case.
Ovunque decidiate di risalire, il borgo vi accoglierà con un pacato senso di decoro modesto e mai chiassoso. Forse anche per questo si merita l’appellativo di Paese del romanticismo.

Vi consigliamo di gironzolare senza meta, esplorare con calma ogni piccolo passaggio che sia sull’asse principale della bassa Via Roma o della sommitale Via Parlamento. Tutto ciò che si trova nel mezzo è un borgo un po’ addormentato, quieto, fatto di angolini vissuti e tenuti bene.
Il palazzo del Municipio ha una loggia bassissima e antica, con sedioline pronte ad accogliere gli abitanti anche in inverno e muri anneriti dai fumi delle cantine che si affacciano sugli spazi. I percorsi principali delle vie sono lastricati con mattoni disposti a taglio affiancati da file di ciottoli… sembrano una pista di macchinine per bimbi e sono piccoli e sinuosi, tanto a volte da disegnare curve a gomito tra le porte delle case ed i passaggi coperti.
Gironzolando arriverete al punto più scenografico: la piazza della Chiesa di San Giovanni Battista.
Salirete da una rampa che procede da sud verso nord salendo in direzione opposta al portone della chiesa… La prima cosa che il vostro sguardo incontrerà sarà il loggiato ad archi acuti che si stende sulla vostra destra, poi sul fondo davanti a voi un portico con arco a sesto ribassato con una casa rosa. Questa è la Loggia degli Sposi: qui Montalto celebra i matrimoni e le coppie.
Alla vostra sinistra si apre una balconata con vista sui tetti.
Dietro di voi troverete finalmente la facciata rosatina e neoclassica della Chiesa di San Giovanni Battista, che si rivela molto singolare. Essa infatti è obliterata nella sua porzione sinistra dal portico e pare soffocata da esso e dalle case alla sua destra, che le vanno letteralmente addosso.
Quasi come un ritaglio che desidera venire fuori, resta a vista la porzione centrale con il portone, la nicchia del santo ed il rosone.
Il campanile massiccio cerca aria e spazio ergendosi sopra a tutte le case. Il risultato è che esso è divenuto il punto di riferimento di tutta la vallata.
Passeggiando sotto al portico, scopriamo che una rampa ci porta ad un livello superiore… dove si trova l’Oratorio di San Vincenzo.
La cosa curiosa è che anch’esso ha una facciata obliterata dalla stratificazione costruttiva di una casa successiva… Montalto aveva qualche problema di spazio!

Purtroppo le due chiese non erano aperte al momento della nostra visita, e ciò ci è spiaciuto molto perchè eravamo molto curiosi di vedere se i loro interni fossero ugualmente particolari.

La visita del paese prosegue fino alla parte sommitale del Colle dove si doveva trovare un antico castello o fortificazione, di cui ora non esiste più traccia se non nella disposizione arroccata delle case e della via che vi scorre nel mezzo.
Nel punto di massima altezza tra campagnette urbane sorge oggi la torre delle comunicazioni, con purtroppo, un ronzio fastidioso. Attorno ad essa, scende una gradinata che ci conduce al lato nord del borgo, tra olivi e cipressi, dove troviamo una minuscola cappella in stile classico ligure campestre e dai colori in facciata sbiaditissimi, anch’essa ahinoi chiusa.

Prima di lasciare il paese è necessario visitare ancora due luoghi.
Il primo di essi è la Chiesa di San Giorgio, la quale si trova presso il cimitero e che è un edificio romanico-gotico con facciata mozza in pietra a vista e portale con blocchi ben squadrati (tipico del genovesato) sormontato da una bifora. La chiesa ha un campanile tozzo e scurito dal tempo, che la rende molto affascinante e misteriosa e che oblitera la navata di destra della chiesa.
All’interno, sbirciando attraverso alcuni fori, abbiamo potuto intravedere gli affreschi dell’abside e delle colonne più vicine all’altare. L’interno ad ogni modo è austero e semplice.

Il secondo luogo da visitare si trova fuori dal paese, nella valletta che si stende in direzione est-ovest (Carpasio) parallela alla costa. Percorrendo la Strada al Santuario Acquasanta, scenderete a fondo della valletta ed incontrerete un bellissimo gruppo di case (ex mulini ad acqua o frantoi da olive) che sono adagiati in un vero luogo ameno: un ponte medievale le raggiunge immerse nel verde e nella pace indisturbate.
Proprio accanto, un nuovo ponte in legno e acciaio vi permettera di proseguire e risalire con alcuni tornanti, nel bosco di castagni, fino ad arrivare al Santuario di N.S. dell’Acquasanta.
Questo luogo, che pare esistere in un tempo tutto suo, è venerato dagli abitanti di Montalto in virtù della apparizione della Vergine Maria ad un infermo nel XVI secolo. La Vergine sarebbe apparsa presso una grotta, che oggi è raggiungibile con un sentiero poco sopra la strada di arrivo al Santuario.
Questo luogo santo è stato teatro di un eccidio da parte delle truppe nazifasciste perpetrato ai danni dei partigiani locali. Montalto infatti ha diverse targhe che ricordano l’esempio del Partigiano Marco Dino Rossi, detto Fuoco, Medaglia d’Oro al VM morto a soli 22 anni nel 1944.
La chiesa della Acquasanta inoltre è stata gravemente danneggiata dall’infausto terremoto del 1887 che colpì innumerevoli paesi del Ponente Ligure (tra cui anche Bajardo) ed è stata ricostruita ad inizio del 1900 dalle famiglie del borgo e si presenta con una semplicissima ed austera facciata bianca dotata di un portichetto a due spioventi con due colonnine esili e leggere ed un doppio campanile a pennacchio.
Anche di questa chiesa non abbiamo potuto vedere l’interno, purtroppo.

Dopo una breve sosta nel boschetto ombreggiato scendiamo sulla strada provinciale che si snoda sotto a Montalto, attirati dallo scroscio del Torrente Argentina. Scopriamo un altro piccolo gruppo di case-mulino con un superbo ponte medievale a due arcate, crollato (il Ponte Vegliu).
Al di sotto, il fiume crea dei magnifici laghetti e cascatelle dove l’acqua pulita prende il colore turchese ed invita a fare il bagno. Cespugli di more cercano di riprenderesi le sponde della strada e le costruzioni antiche in pietra. L’intero paesaggio, con gli ulivi in alto, Montalto che domina la curva della valle e con il Ponte Vegliu crollato sono un pezzo da cartolina. Giochiamo ad immaginare come fosse questo luogo quando, almeno fino a cento anni fa, l’economia della Valle era basata sulle colture dell’olivo, delle fasce coltivate e della transumanza. Magnifico.

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