Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Villa Garnier Bordighera

Bordighera nel XIX secolo non è stata semplicemente la meta turistica di facoltosi stranieri (inglesi in primis ma anche tedeschi e russi): è stata anche un territorio dove le idee ed i sogni architettonici, paesaggistici, botanici, etc, di costoro hanno preso forma.

In altri articoli abbiamo descritto i Giardini di Ludwig Winter, la tenuta di Sir Thomas Hanbury ed il Museo di Clarence Bicknell.
Oggi vi parliamo di Villa Garnier, la residenza che il celebre architetto francese Charles Garnier ha realizzato per la sua famiglia e per sé negli anni dal 1871 al 1875.
La villa ancora oggi svetta bianchissima in fronte al porto cittadino ed è in splendide condizioni. Visitabile, vi aspetta con questi orari.

Come raggiungere Villa Garnier
Dall’Hotel Rosalia è necessario in auto raggiungere Bordighera Alta e parcheggiare sulla Spianata del Capo. In alternativa vi consigliamo una bellissima passeggiata a piedi che dura circa venti minuti percorrendo la Via Romana, oppure il Lungomare Argentina.
Giunti alla spianata, guardando il Paese Alto, vedrete sulla destra una stretta via che appunto si chiama Via Garnier. Imboccandola troverete alcune delle dependances che Charles Garnier con acquisti fatti negli anni aveva annesso alla sua proprietà: Villa Amica, Villa Studio, Villa Modesta e Villa Minima… Ecco, ora capite perchè questa via si chiama Via Garnier…

Al termine della via, sulla sinistra, una piccola rampa vi guiderà al cancello di ingresso di Villa Garnier. Suonate al citofono e chiedete di poter visitare la villa.
Le gentili suore dell’ordine di San Giuseppe d’Aosta, che gestiscono la struttura, vi accoglieranno raccontandovi brevemente alcune notizie. Il costo della visita è di 5 euro.

Breve storia di Villa Garnier
Charles Garnier conosceva bene la nostra riviera: sua moglie Louise Bary era di Mentone. Esplorando il territorio a cavallo tra Francia ed Italia egli nel 1871 si innamorò di Bordighera. Decise così immediatamente di acquistare una grossa porzione di territorio che era posizionato subito alle spalle della spiaggia dell’Arziglia, appena fuori dal borgo, in direzione levante.
Su questo terreno sorgeva la Chiesa sconsacrata di San Sebastiano, la quale era adibita ad edificio scolastico.
Anche per questo motivo l’acquisto fu inizialmente osteggiato dal Municipio.
Garnier deciso a concludere l’acquisto offrì 6000 lire (una cifra cospicua per l’epoca) e la promessa di costruire una scuola. Il Municipio accettò. Fu così che venne costruito l’attuale Palazzo del Municipio, che allora fu destinato ad accogliere gli studenti ambosessi del paese ed un asilo infantile. Contestualmente Garnier redasse un piano urbanistico della città.
Iniziarono così i lavori per la costruzione della villa, che fu terminata nel 1873.
La famiglia Garnier iniziò a soggiornarvi dall’inverno del 1875 (medesimo anno dell’inaugurazione della Opera di Parigi) e vi rimase fino al 1898, anno in cui vengono a mancare sia Christian (il figlio ventiseienna) che lo stesso Charles.
Negli anni successivi alla scomparsa di Charles, Louise decise di soggiornare in una delle dependances, Villa Amica. Il suo testamento trasferiva la proprietà dell’edificio con tutti i beni contenuti alla Societé de Geographie de Paris (Christian era infatti un geografo rinomato), la quale però dopo alcuni anni vendette al critico d’arte americano John Hemming Fry. La proprietà passò poi alla diocesi di Ventimiglia e dal 1954 alle Suore di San Giuseppe di Aosta che ancora oggi la gestiscono.

La visita di Villa Garnier.
All’ingresso, dove oggi troverete il banco-biglietteria, inizialmente si trovava il loggiato aperto della villa. Qui potrete vedere lungo le parete una serie di affreschi, dediche, disegni, caricature, lasciati dagli ospiti illustri di Garnier (spessissimo pittori, illustratori ed artisti di vario genere). Si vedono anche alcune figure con vestiti tipici dell’epoca, tra cui un ritratto di Christian Garnier (“Nino”, il figlio di Charles) raffigurato da bimbo con il gioco del cerchio oppure una scena con sfinge (Garnier aveva una passione smodata per l’egittologia) o un cavaliere.

Subito alla vostra destra si apre un piccolo salottino di rappresentanza. Il soffitto e le pareti sono affrescati con uccelli, vasi con frutta delle quattro stagioni ed ai muri ci sono riquadri modanati. Tutto è leggero ed elegante. Vi apparirà un primo assaggio della vista che si offre da questa villa... Il porto di Bordighera appare più giù, oltre la balaustra…

Il salottino si apre su un vano stretto e profondo che i proprietari chiamavano “Cage aux Lions“, dato che era chiuso da inferriate: era un vano di passaggio che conduceva verso la sala da pranzo. Di questa fase rimane l’affresco sulla parete nord (datato 1878) che riproduce la Bordighera dell’epoca con la villa, la spiaggia della Arziglia e la neonata ferrovia. Tutta la parete è incorniciata da un trompe l’oeil che riproduce una morbida tenda a bande gialle e mattone. Una piccola perla di topografia paesaggistica. In un momento posteriore si decise di trasformare questo vano in una piccola cappella.

Tornate sui vostri passi e superate la biglietteria. Recatevi nella sala da pranzo: un largo spazio (Garnier la preferiva per la spaziosità al salottino) nuovamente esposto verso sud e il mare, con ampie finestre e molta luce… Il soffitto è decorato con affreschi e motivi floreali quasi liberty, dorati e sinuosi… Anche questo ambiente è elegante e leggero, ma non nasconde una grande cura dei particolari. Oggi la sua funzione è mantenuta tale: si vedono le attrezzature dedicate agli ospiti della struttura ricettiva gestita dalle Suore.

Prima di uscire a godere del giardino ci rechiamo ai piani superiori.
Uno scalone meraviglioso vi accoglie e vi guida con morbidezza: esso è stato realizzato in legno a Parigi con l’intento di risparmiare sui fondi…ma le spese di trasporto hanno fatto lievitare il costo totale della sua realizzazione fino a renderlo uno degli elementi più costosi della villa: mille scudi… su un totale di 75000.
Al piano primo Garnier aveva la sua ampia stanza padronale che comunicava con quella del figlio, Christian, tramite il terrazzo. Questo poi venne chiuso per permettere a Christian di depositarvi le sue varie collezioni di conchiglie, carte geografiche e fossili. Molte erano le aperture che permettevano di affacciarsi sul mare e di godere della impareggiabile vista che spazia da Sanremo fino alla Francia inoltrata. Da qui i Garnier potevano accedere alla torretta che si alza oltre il tetto della villa e che ne definisce l’identità.

Garnier destina inizialmente il piano secondo all’accoglienza dei propri ospiti. In un secondo momento esso ritorna nella sua disponibilità per garantirgli una maggiore privacy, e gli ospiti vengono accolti nelle numerose dependances acquistate man mano.
Anche dal piano secondo è possibile salire alla torretta percorrendo l’ultima rampa dello scalone, che è connessa con un profondo terrazzino riparato a livello del tetto.
Inutile dirvi che la balaustra bianca che corre davanti a voi è la base di una cornice da quadro… La torretta è un piccolo faro moresco e leggero, bucato da ampie bifore altrettanto bianche, con colonnine sottili e una scala in ferro battuto che ruotando su se stessa si avvita verso il cielo. L’istinto di salire fino alla morbida cuspide ornata da segnavento è irrefrenabile… Ma non è possibile per motivi di sicurezza.
Ad ogni modo, la vista da qui è ugualmente bella: da Capo Nero fino alla Francia, con sotto di noi l’acqua cristallina e calma e le barche che riposano placide e sicure nel porto.
Alla destra, un po’ più in alto di noi, adagiata sulla collina, Bordighera Alta richiama con il suo campanile dalla cuspide così simile ma così colorata.

Dal piano terra è possibile uscire ad esplorare la lunga terrazza rivolta verso il mare o il giardino retrostante.
La terrazza è ampia e di forma vagamente rettangolare. Si allunga verso levante come una ideale continuazione della balaustra bianca che circonda tutto il piano terra della villa (dove tra l’altro un pregiatissimo “risseu” è steso di taglio a pavimento quasi a ricordare tanti piccolissimi pesciolini grigi). Qui il pavimento è in mattoni rossi. Lungo il lato nord roccaglie e numerose specie di piate grasse fanno da quinta scenica al retrostante parco. In mezzo a queste composizioni, si sussegue una varietà di elementri tra colonne, piccoli edifici, arcature in pietra e vialetti. Come un trofeo antico svetta anche una delle colonne del Jardin des Tuileries, che Garnier portò da Parigi.

Il giardino, nella sua parte bassa è, come in quasi tutte le ville dell’epoca, un intrico di vialetti e specie arboree sia locali che esotiche. Esso fu progettato dalle mani dello stesso Charles e Christian con Ludovico Winter. Non è difficile identificare i tratti storici di questa opera di architettura del paesaggio.
Alcuni vialetti conducono ad esempio ad un piccolo cabanon che era una minuscola dependence dai tratti architettonici inusiali e molto futuristici per l’epoca (pare una casa degli anni 50) il quale era denominato “Villa di Nino” perchè di fatto era la casetta dei giochi di Christian Garnier. Altri vialetti scendono con scale e curve alle dependances acquisite negli anni e che ora fungono da guest house per gli ospiti delle suore.

A nord il giardino cambia volto e diventa un parco terrazzato con un uliveto, un agrumeto, alcune serre per le piante grasse, banani, bambù e molte altre specie arboree che lo rendevano all’epoca uno dei più forniti in termini di varietà. All’epoca di Garnier il giardino vantava una superficie maestosa di circa 6000 mq. Oggi esso è molto ridimensionato, perchè consta di circa 2500 mq, ed ha bisogno di un enorme e quotidiano sforzo di manutenzione.
Chi è inoltre appassionato di idraulica e storia non può non riconoscere tutto l’originario sistema di condutture, vasche, cisterne e vasconi che portava l’acqua per tutta la sua estensione. Tale sistema si collegava naturalmente al beodo di Bordighera alta, di cui abbiamo parlato qui.
Vale la pena di raggiungere la parte sommitale del giardino per godere di una vista unica: la villa biancheggia stagliandosi con la sua torretta sul mare, e davanti, e tutto attorno, come dei fuochi d’artificio esplodono le palme che ancora oggi, sebbene in numero minore, ornano il giardino. Dobbiamo immaginare che esse all’epoca creavano un bosco molto fitto e prosperoso (ricordiamoci la “mano” di Winter nella progettazione del parco).
Crediamo che questa sia una delle più caratteristiche e simboliche viste di Bordighera… caldamente raccomandata.

Piccola curiosità: a Bordighera, durante i festeggiamenti patronali, viene ogni anno sparato un fuoco artificiale che si chiama “a pàrmura” il quale richiama la silhouette della palma – emblema della cittadina.

Charles Garnier ha impresso al paesaggio di Bordighera un segno iconico e riconoscibile: un edificio bianco, leggero e circondato da verde, che chiunque giunga da mare o da terra è in grado di individuare e riconoscere. Questo edificio già all’epoca divenne un modello per la costruzione di altre ville di amici e ricchi possidenti che desideravano soggiornare a Bordighera ed entrare in una cerchia di persone amanti dello stile e del bello (vedasi la storia Villa Etelinda – Bischoffscheim sempre frutto della matita di Garnier).
Bordighera però ha ricevuto molto di più da Garnier. L’architetto di Francia, l’architetto dell’Opera di Parigi e del Teatro del Casino di Montecarlo, ci ha lasciato anche il Palazzo del Comune (un tempo Scuola elementare), un piano urbanistico, il tracciato della Via Romana, la Chiesa di Terrasanta, il restauro della Chiesa della Maddalena, Villa Bischoffscheim, il Palazzo delle Poste… Ci pare che la città gli debba molto (molto di più di quanto debba a Monet). Pertanto speriamo almeno con questo articolo di rendergli il giusto omaggio e non far dimenticare la sua caratura e tutte le opere che ci ha tramandato.

Se dopo aver letto questo post decidi di visitare Villa Garnier ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.

















Una risposta a “La villa di Charles Garnier a Bordighera”

  1. Avatar inventived44b696b40
    inventived44b696b40

    Meraviglioso!!!!

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