Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Bajardo panorama

Ci sono posti che paiono chiamarci alla loro “scoperta”. Bajardo ci chiamava da un po’ e ieri abbiamo deciso di raggiungerlo.
Premiati da una giornata di Novembre tersa e soleggiatissima ci siamo avventurati con la lentezza che è necessaria quando ci si addentra nell’entroterra, dove la vita scorre ad un ritmo differente.

La chiesetta di San Martino, che si trova qualche km prima di Bajardo

Come raggiungere Bajardo.
Partendo dall’Hotel Rosalia ci sono tre modalità che raggiungono il paese in una ora circa di auto:
1) si procede alla volta di Apricale risalendo la Val Nervia. Passato il paese si prosegue lungo la SP 63 che arriva al paese da ponente dopo una serie di curve piacevoli da affrontare con moderata attenzione.
2) si procede alla volta di Perinaldo risalendo la Val Verbone. Passato il paese si prosegue lungo la SP 61 che passa la galleria del Monte Bignone, tocca San Romolo e da lì ci impone di prendere la SP 56 che ci conduce al Passo della Ghimbegna e poi mantenendo la sinistra, direttamente al paese (dalla direzione sud/est).
3) si procede da Sanremo verso San Romolo e poi si prende la SP 56.
In ogni caso il viaggio è immerso nei boschi fitti prima di pini e poi di faggio, quercia e castagno… Le opzioni 2 e 3 ci permettono di godere della vista del mare che ci accompagna per un tratto da San Romolo.

Ci sentiamo di consigliare l’anello che procede all’andata con l’opzione 1 ed a ritorno sfrutta la opzione 2.
All’andata abbiamo goduto di un panorama stupendo verso sud che ci ha regalato oltre al foliage stagionale bellissimi scorci su Perinaldo ed Apricale, che fanno capolino a tratti tra le curve.
L’accesso al paese è garantito da alcuni tornanti che salendo a più riprese ci hanno portato direttamente al punto di incontro tra la SP 56 e Via Roma, la direttrice principale del paese. In questo punto segnaliamo la Chiesetta di San Rocco, dove sono sepolte le vittime del terribile terremoto del 1887 di cui a breve parleremo.
Qui abbiamo pranzato ottimamente coccolati alla Osteria Au Casun, che presenta una cucina tradizionale locale buonissima e una splendida vista sulle montagne a nord.

Risalendo verso il cuore del paese si incontra la nuova chiesa parrocchiale di San Nicolò, edificata nel 1893 per sostituire l’antica chiesa pesantemente danneggiata dal terremoto.
La facciata della chiesa è in stile neoromanico e priva di elementi decorativi. Asciuttissima e sobria, appare chiara e raccolta in una piazzetta rettangolare che offre uno scorcio sulle valli verso il mare.
L’interno di questo edificio è coloratissimo e vivace con una leggiadra dominanza dei colori azzurro, oro e bianco in perfetto stile tardo barocco. Nel transetto, all’estremità sinistra si trova esposta una pregevole pala realizzata nel 1465 da Francesco da Verzate che raffigura una Madonna con Bambino ed i Santi Giovanni Battista e Pietro.

Via Roma prosegue con il suo nucleo di case “nuove” verso il dorso della collina che ospita il primigenio ed antico borgo di Bajardo. All’osteria Au Casun, fateci caso, ci sono diverse fotografie scattate dai primi del Novecento fino alla Seconda Guerra Mondiale che ritraggono questa porzione di Bajardo… E’ possibile vedere ancora oggi sulle facciate delle case, le antiche insegne dipinte delle diverse botteghe o dell’Hotel Miramonti che abbiamo notato nelle fotografie, insieme a truppe schierate, militari, tricolori e visite illustri.
Bajardo infatti è stato un punto ampiamente toccato dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale un po’ perchè più in là, sulle altissime montagne c’era il Vallo Alpino, un po’ perchè c’erano diversi bunker a controllare la viabilità montana della Ghimbegna, un po’ perchè nel 1944 vi fu’ una importante battaglia partigiana contro le truppe Nazi-Fasciste.
Giunti in Piazza de Sonnaz troverete l’Oratorio di San Salvatore (che purtroppo abbiamo trovato chiuso) e la Fontana di Brigitta e due opzioni per salire al Castello/Chisa.

Prendete a sinistra e risalite fino ad arrivare al Giardino dei Fiori di Bach: una piccola terrazza verde con panchine e tavoli dove riprendere fiato all’ombra ed alla vista del mare in lontananza. Guardatevi attorno e riempitevi gli occhi delle stratificazioni delle case che lungo la storia si sono addossate fittamente le une alle altre creando salti di quota, passaggi coperti, gradinate e spazi angusti e misteriosi.

Salite ancora e arriverete in cima al paese. Davanti a voi uno spiazzo erboso con un grandissimo cipresso e la Chiesa vecchia diroccata. Magia pura. Tutto attorno lo spazio sconfinato delle valli…eh già perchè Bajardo è il comune ligure più alto… Siamo a 910 m.s.l.m.
Prima di girare curiosissimi attorno alla chiesa per leggere tutti i suoi indizi storico-costruttivi, ci siamo lasciati attrarre dalla vista che ci circonda.
Ci sono diversi punti panoramici da cui potete, rapiti, guardare le montagne con le loro creste a volte boscose brulle, innevate o ghiaiose, i boschi fittissimi dalle diverse sfumature di verde, le piccole frazioni che paiono essere sul punto di venire fagocitate dagli alberi…
Avrete a disposizione qualche pannello ad indicarvi i nomi delle cime. La vista spazia a trecentosessanta gradi, dal mare, alle montagne poste oltre il confine Francese (il Capelet, il Monte Bego, il Toraggio, il Pietravecchia, il Grai), a quelle che segnano il passaggio con il Piemonte (il Saccarello), fino a quelle verso Imperia (come ad esempio il Monte Ceppo). Una corona che cinge un borgo gioiello.

La chiesa di San Nicolò è un edificio romanico databile al XIII secolo, che sorge su un presistente castello probabilemente dell’ XI secolo e poi reinterpretata in chiave barocca. Addossato alle sue murature perimetrali doveva avere porzioni del borgo antico (cio’ si vede ancora molto bene lungo il lato est). Della fase romanica sopravvivono diverse colonne dai capitelli scolpiti con volti, motivi vegetali e animali, che sono reimpiegate o mantenute in alcuni punti dell’edificio quali ad esempio il piccolo protiro con spioventi.
La chiesa è orientata con ingresso a sud-est, poggia su un pianoro ed ha pianta a navata unica con profonda abside quasi trilobata. Restano a vista le pietre della muratura degli elevati che salgono per diversi metri fino all’imposta del tetto (il quale fino ad alcuni decenni fa era visibile ancora in parte), poche decorazioni in stucco delle cappelle, ed interamente risulta visibile e ben conservata la cappella di Sant’Antonio.
L’edificio è oggi consacrato alla memoria di quelle oltre 200 persone che rimasero vittime delle scosse che portarono al crollo del tetto il 23 Febbraio del 1887 (giorno del funesto terremoto che portò fortissimo scompiglio in tutta l’area che si stende da Diano Marina fino al confine di Stato) e le cui spoglie, come avevamo anticipato giacciono presso la Chiesetta di San Rocco.
Accanto alla chiesa sorge con pianta quadrata un alto campanile che rende riconoscibile il borgo dalla lunga distanza e sotto a cui è possibile transitare grazie ad un piccolo archivolto che collega i versanti sud e nord del paese.

Bajardo è un gioiello incastonato tra nuvole, monti e boschi sempiterni. Trasudano da qui un senso di quasi estraneità alla vita contemporanea, del passato (che sia esso mitico come la accennata presenza dei druidi o storico come il ritrovamento a Pian del Re di tumuli funerari megalitici pre-romani dei Liguri Eburiati), la forte presenza della tradizione (con la Festa Ra Barca che celebra la raccolta del prezionso legname dal Monte Ceppo) e il misticismo energetico delle montagne sacre (Monte Ceppo, Monte Bignone, Monte Bego).
Sopra di noi una volta stellata che era sicuramente ottimo osservatorio astronomico degli antichi e che convergendo sul pianoro della Chiesa di San Nicolò ricava ancora oggi un punto di forte energia.
Tutta questa convergenza di fattori spiega perchè al termine della nostra visita ci siamo sentiti positivamente colpiti ed emozionati. Sicuramente Bajardo ed i suoi abitanti ci accoglieranno in altre occasioni future.

Se dopo aver letto questo post decidi di visitare Bajardo, ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.







2 risposte a “Un regno tra le nuvole: Bajardo”

  1. […] e protetta dai venti freddi delle montagne che la circondano (se si prosegue la strada si arriva a Bajardo, che abbiamo descritto qui), ma è comunque soggetta ad un clima particolarmente […]

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  2. […] Val Verbone; verso monte si affaccia su una vastissima conca verde che unisce Isolabona, Apricale, Bajardo e risale al Passo della Ghimbegna fino ai monti Ceppo e […]

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