Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Buggio

Uno dei borghi più piccoli della Val Nervia, si trova incastonato in una posizione davvero singolare: tra le gole strette della valle, che si chiudono come a volerlo nascondere e le pendici delle Alpi Marittime che paiono uno scivolo fatto di erbe e sassi aguzzi. Buggio è il protagonista di questo piccolo articolo.

Per raggiungere Buggio, partendo dall’Hotel Rosalia a Bordighera, si risale la Val Nervia, superando Camporosso, Dolceacqua e Isolabona, fino a Pigna, dove incontrerete due bivii in cui tenere sempre la sinistra (il primo bivio è quello per Castelvittorio, il secondo invece vi permette di risalire verso Carmo Langan). Presa l’opzione di sinistra, come divevamo, arriverete a destinazione dopo pochi chilometri di una strada in cui sentirete già la variazione della temperatura… l’aria che scende dal Monte Toraggio, massiccio granitico che segna il confine tra Italia e Francia, si fa gelida e vi fa capire quanto prondi siamo nella valle.

Giunti al borgo, sebbene l’altitudine non sia esagerata, avrete una ulteriore conferma della vocazione quasi montanara di questo borgo: vedrete uno spiazzo con davanti a voi abbarbicato su una collina, Buggio con le sue antiche case di pietra, fontane di acqua fresca, con un parcheggio per poche auto, a sinistra un tornante che risale tra le fasce in cui scroscia impetuoso e spettacolare un rio d’acqua con alcuni salti di quota ed un piccolo laghetto, ed a destra il torrente Nervia incassato tra i suoi bassi argini, che qui prende il nome di Valun de Tane.

Tutto sa di montagna. Ci sono i campi con il fieno, una distesa infinita di boschi quieti, un paese che pare disabitato e fatto interamente in pietra, e monti aspri ed incombenti: Monte Toraggio, Monte Pietravecchia, Tenarda (con la diga) e Grai. Dolcecqua, Camporosso ed il mare sembra un vago ricordo. Qui siamo in una dimensione protesa verso i monti, con i bunker militari della seconda Guerra Mondiale a difesa dei confini di Stato, i sentieri degli Alpini, le dighe artificiali ed il silenzio delle camminate tra castagni e pini.

Siamo venuti a Buggio in esplorazione desiderosi di conoscere meglio il borgo più settentrionale di questa valle e per visitare una piccola cappella dedicata ad un santo, l’unica al mondo a lui dedicata, che è praticamente impossibile da trovare su GoogleMaps: la Cappella di San Siagro.

Chi era San Siagro?
Narrano alcuni storici Settecenteschi che San Siagrio, nato da famiglia aristocratica nel VIII secolo fosse nientemeno che un nipote di Carlo Magno e conte di Brie.
Siagrio dopo una serie di imprese militari al fianco dell’Imperatore prese i voti religiosi a seguito dell’incontro con le reliquie di San Ponzio, in provenza.
Fondò un monastero presso il sepolcro del santo che lo aveva talmente toccato da far scaturire in lui la vocazione. Tra i suoi incarichi di religioso viene ricordato il periodo dal 777 al 787 in cui egli ricoprì il ruolo di Vescovo di Nizza, distinguendosi per umiltà e dedizione al tal punto da essere rinomato per le sue virtù.
Gli si attribuiscono inoltre diversi miracoli quali l’aver scacciato i demoni da persone ossesse, l’aver guarito alcuni infermi e l’aver resuscitato un fanciullo.

Il culto di San Siagro non ebbe diffusione in Italia. Soltanto a Buggio esiste una Cappella a lui dedicata, in ricordo del fatto che il Vescovo di Nizza qui venne ad impartire alcune cresime.
Questo edificio si trova al di fuori del paese sul versante est della riva del Nervia ed è raggiungibile con un sentiero di pochi minuti di percorrenza a piedi. Arrivati alla Cappella troverete uno spiazzo erboso molto accogliente, ombreggiato da alti pini e l’edificio religioso preceduto da una bassa gradonata. La cappella oggi è dedicata agli alpini ed ha quasi del tutto perso il nome di San Siagro (non sappiamo il motivo) ma è veramente molto suggestiva sia per la sua semplicità campestre che per la sua immersione pressochè totale nel verde. Se siete avventurosi, potete scegliere i sentieri nel bosco che da qui vanno verso nord (noi ne abbiamo percorso un tratto, fino ad una piccola cascata).

Cosa vedere a Buggio ?

Per prima cosa il paese. Una leggenda vuole che esso sia nato in un secolo imprecisato dell’alto medioevo a seguito della fuga di tre ladroni che fuggiti dalla Francia attraverso la gola dell’Incisa e che venuti a contatto con gli abitanti della zona si stanziarono formando un primo nucleo di case.
E’ attestata la presenza del paese di sicuro in epoca Carolingia, dato che, come abbiamo già menzionato, San Siagro si recò a Buggio a cresimare dei bimbi.
Probabilmente Buggio, al pari di Castelvittorio fu dotato di un edificio fortificato o di un piccolo castello, che nel corso dei secoli fu smantellato ed assorbito dalle case in costruzione. Oggi restano alcuni toponimi cittadini e un piccolissimo percorso che ci fa ripercorrere con un po’ di immaginazione e di interpretazione delle murature, il giro delle mura e di un paio di porte di accesso.

Ciò che ci è piaciuto di più e che abbiamo voluto condividere con questo articolo è il carattere più selvatico e montano di questo paese, le cui case sono più spoglie, pietrose ed anguste rispetto ai borghi più abitati della media e bassa Val Nervia. Qui si respira un’aria di vita fatta di autentica fatica. Il tempo pare essersi davvero fermato agli anni del dopoguerra ed il senso di abbandono è misto ad un sentimento di una debole resistenza. Vedrete pochi portali decorati, tanta pietra a vista, tante ragnatele, un intrico più fitto e scosceso di carugi, moltissime tracce di una vita che ora più non è.

Recatevi nella piazza principale, un gioiello di vita vissuta e di semplicità. Troverete il territorio aspro, domato con i mezzi che si avevano a disposizione: un salto di quota divide in due inaspettatamente la piazza… Un caso unico in Liguria.
La metà a nord è costituita da un rettangolo sghembo semivuoto su cui si affacciavano una serie di negozi e servizi, ora quasi tutti chiusi; la metà sottana è collegata da un ponticello rampato che conduce al sagrato della chiesa, dell’oratorio ed ai livelli sottostanti del paese.

La Chiesa di San Giovanni Battista, risalente al XVI secolo e l’Oratorio di Sant’Andrea sono elementi architettonici semplici, rurali e presentano decori altrettanto semplici ma schietti.

Ai lati di questi monumenti si aprono alcune viuzze che portano alla parte bassa e terminale del paese. Una di queste è un lungo passaggio archivoltato tutto in pietra, molto suggestivo, che sfocia in una scalinata alta a due rampe che doveva costituire una delle porte meridionali del paese. Da qui avrete la possibilità di vedere un paio di edifici che probabilmente avevano funzione di mulino e che segnano l’antico limitare delle fasce di coltura, oggi abbandonate, che circondavano il paese ad est.
La natura si è quasi totalmente ripresa questi spazi, e l’uomo oggi non ha più le forze e le risorse per manutenere il territorio che le aveva strappato.

Tutto attorno al paese sono sparse alcune chiesette e cappelle, che potreste andare piano piano a cercare e che spesso lungo i sentieri che le visitano sono segnalate da edicole votice. Oltre a San Siagro, vi possiamo segnalare in forma sinterica: la Cappella della Visitazione, la Cappella di San Michele Arcangelo, il Santuario di Nostra Signora Addolorata e San Rocco, la Chiesa della Madonna del Carmine.

La strada veicolare, termina a Buggio… ma da qui parte una serie interessante di sentieri pedestri che vi permette di compiere escursioni dalla lunghezza variabile fino alle Alpi Marittime, al Lago di Tenarda lungo il famoso sentiero degli Alpini. E’ possibile inoltre fare altre due interessanti attività quali canyoning e speleologia. Quest’ultima, tramite gli esperti del CAI, vi condurrà alla visita della Grotta dei Rugli, una cavità naturale posta al di sotto del Monte Toraggio.

Buggio in estate si anima con sagre e festicciole, ma rimane un borgo silenzioso e discreto, dedito ad una vita antica che oggi pare lontanissima, dura ed eremitica. Amiamo molto questo borgo. Crediamo fortemente che meriti di essere preservato, salvato dall’oblio dello spopolamento e che possegga tutte le caratteristiche per diventare, un placido gioiellino di pietra immerso nei boschi, circondato da sentieri e ad una distanza ragionevole dalla costa.

Se dopo aver letto questo post decidi di visitare il borgo di Buggio, ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.

2 risposte a “Ai piedi delle Alpi Marittime tra santi carolingi e ladroni: Buggio”

  1. Avatar Quali sono i borghi più piccoli d’Italia? – Maraina in viaggio

    […] Per approfondire: parliamo di Buggio sul blog “Esplorare l’estremo Ponente ligure”. […]

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  2. […] Perinaldo, Vallecrosia alta, Camporosso, Dolceacqua, Isolabona, Apricale, Rocchetta nervina, Pigna, Buggio, Castelvittorio. A voi di scoprirne […]

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