Vorremmo farvi conoscere la chiesa di San Pietro a Camporosso: una delle chiese romaniche più antiche della Liguria di Ponente (con essa possiamo probabilmente citare San Giorgio di Dolceacqua, San Pietro in Ento presso Apricale e San Tommaso di Pigna che approfondiremo adeguatamente nei prossimi post), gioiellino architettonico la cui bellezza ed importanza sono note a pochi, per lo più addetti ai lavori od appassionati di storia dell’arte.
Come arrivarci: partendo dall’Hotel Rosalia svoltate a sinistra e prendete la Via Aurelia fino all’incrocio con la SP64 e Corso della Repubblica, nei pressi della Parrocchia di Cristo Re, poco prima della rampa che scavalcando la linea ferroviaria vi conduce alle porte di Ventimiglia. Svoltate e destra, e proseguite sempre dritto fino a superare il borgo di Camporosso. Vedrete i muraglioni gialli del cimitero comunale ed un comodo parcheggio. Lasciata la macchina entrate dall’ingresso principale e vedrete la chiesetta dritta davanti a voi.
L’esterno dell’edificio. Semplicità è la parola d’ordine !
Giriamo attorno all’edificio.
Come tutte le chiese campestri romaniche la facciata principale della chiesa di San Pietro, vi accoglierà con una facciata a capanna con pietra a vista. Un portale architravato senza decori, un rosone lunettato ed una monofora posta sulla sinistra dove lo spazio della chiesa fu raddoppiato nei secoli più recenti. Il paramento murario è appena sbozzato e di dimensioni medio piccole, su corsi non troppo disordinati e malta… Questa facciata è il frutto di un intervento di ampliamento della chiesetta originale che è databile al XV secolo.

Il prospetto ovest
Sul lato nord vedrete un paio di finestre monofore allungate e una contraffortatura sempre in pietra a vista che crea una bella inclinazione del muro. Questo intervento come altri che vedremo, è databile ad una quarta fase dell’edificio, che probabilmente doveva rendere funzionale la chiesa dopo alcune lesioni delle murature, attorno alla metà del Seicento.

Proseguendo verso il campanile e l’abiside le cose cambiano.
Potrete vedere che i blocchetti di pietra dei muri diventano più squadrati, sono posizionati con un maggior criterio e sopratutto hanno inglobato alcuni blocchi bianchi del tutto estranei per foggia e dimensione.
Questo calcare bianco (della Turbia) è sicuramente il medesimo utilizzato in età romana per gli edifici di Albintimilium, pertanto abbastanza sicuramente proviene da edifici romani della medesima città o che si trovavano nelle immediate vicinanze.
La parte inferiore del campanile e l’abside presentano la medesima tecnica costruttiva e sono coevi…la parte più alta del campanile ha sofferto nel XIII secolo di alcuni problemi di staticità ed è stata poi ricostruita.
E’ importante notare il motivo costruttivo con pietre squadrate e gli archetti con paraste/mezzi pilastri, che creano un moderato ritmo architettonico che ha il suo pregio. Vi facciamo inoltre notare che curiosamente le finestrelle monofore dell’abside non sono posizionate al centro dei riquadri creati da questi motivi.

Giunti al fianco sud possiamo vedere alcune importanti tracce. La prima è che nelle immediate vicinanze dell’abside si è dovuto provvedere al posizionamento di un contrafforte (con apertura di una finestrella che non ha nulla a che vedere con la fase medievale della chiesetta). La seconda è che la parete presenta, in continuità con abside e campanile, la tecnica a blocchetti e archetti per circa metà della sua lunghezza. In corrispondenza del portone di legno che vedrete ornato da un arco a sesto acuto, noterete che la facciata cambia aspetto. La chiesetta infatti è stata allungata ed ampliata nel Quattrocento. Questa fase di intervento è la medesima fase che ne genera la facciata principale… quella che vi ha accolto all’arrivo.



La chiesa di San Pietro deve la sua importanza alle sue fasi di evoluzione storico-architettonica. Visitando l’interno scoprirete ancora di più !


La chiesa si presenta oggi a due navate: una antica cui nel Quattrocento, con la distruzione del muro perimetrale nord e l’aggiunta di tre arconi è stata aggiunta una navatella. L’altare è incorniciato da un’abside poco profondo ed essenziale, bucato da tre finestrelle molto strette ed un catino affrescato.
Guardiamo in su: il tetto a capriate è spoglio e di restauro. Sopra l’altare si intravede un intervento Seicentesco che rimaneggia l’innesto del tetto e della muratura a capanna con l’abside tramite una volta a botte unghiata e finestrata, intonacata di bianco.
Le bucature: lungo il perimetrale nord i due finestroni monofori allungati; lungo il lato sud un po’ di “pasticcio di fasi”: in alto le finestre quasi quadrate della fase ultima e seicentesca, un poco più in basso e fino al portale laterale le monofore medievali con le loro pietre ben disposte.
Il pavimento reca segni di più fasi, alcune attribuibili al periodo tardo antico o longobardo, in cui probabilmente la chiesa aveva dimensioni più contenute e nessun ornamento marmoreo o di pregio, se non alcune lastre di pietra.

Gli affreschi: restano visibili lungo la parete sud, nella zona absidale e in un lacerto sul muro del campanile, presso la soglia che garantisce l’accesso alla corda campanaria.
Come in una sorta di depliant aperto essi si sviluppano da sinistra verso destra con Cristo al centro posto in alto nella grandissima e troneggiante mandorla circondato dai simboli degli evangelisti. Sotto di lui una serie di riquadri ci presentano in caratteri gotici e riquadri bordati di rosso una teoria di santi.
Tra i santi è ancora possibile riconoscere a sinistra sulla parete del campanile San Cristoforo con Cristo bambino adagiato sulla sua spalla ed ha i piedi crismati immersi in un rivo d’acqua popolato da pesci. Alla destra dell’ingresso al campanile è possibile notare la raffigurazione di Sant’Antonio con il bastone del pellegrino ed in basso ai suoi piedi una figura inginocchiata (il committente?).
Nella zona absidale la fascia centrale dell’affresco reca 12 figure maschini interpretate come i dodici apostoli o vari santi e martiri.







La parete sud della chiesa reca due fasi di decorazione pittorica: la prima è in continuità con quella appena descritta e ci mostra alcuni prelati, un San Sebastiano ed altre figure di cui una è in abiti femminili. Al di sotto di essa si nota chiaramente una seconda elegante fase di affresco che doveva presumibilimente coprire il ciclo più antico, e che reca un fregio con cartiglio ed iscrizione datata al 1575.




Al di sopra del catino absidale in cui è raffigurato Cristo noterete un bellissimo decoro che ci mostra un cartiglio che si avvolge ad un’asta, una fascia decorata a scacchiera, che spezza e aggiunge luci e dinamismo alla composizione figurativa e, fino al colmo una serie di girali floreali in rosso e verde su sfondo bianco, che ci fanno pensare alle decorazioni delle catacombe cristiane.
La storia della chiesa:
I materiali lapidei di reimpiego fanno presagire una preesistenza nell’area di Camporosso di un insediamento romano collegato alla vicina Albintimilium e di notevole importanza anche perchè la zona era geograficamente non troppo distante dal mare, posizionata su una viabilità che risaliva la valle e godeva di diversi terreni pianeggianti circondati da colline su cui ancora oggi è facile impiantare coltivazioni.
E’ probabile che il primo edificio cristiano risalga ad una fase longobarda o tardo antica. Successivamente, nel XI secolo cominciano ad essere documentate le prime tracce della chiesa con l’impianto protoromanico ad una navata e tetto a spioventi, il cui campanile viene lesionato durante un terremoto e quindi riconsolidato.
Nel XIV secolo poi la chiesa viene ampliata ed abbellita, probabilmente anche grazie al ruolo di tappa intermedia di pellegrinaggi verso Compostela. Ciò è documentato anche da alcuni testamenti che ci sono giunti e che citano abitanti di Camporosso e la chiesa stessa in relazione al cammino devozionale.
In fine la chiesa nel XVII secolo la chiesa di San Pietro viene consolidata a seguito di alcune lesioni con i contrafforti visibili sui prospetti nord e sud.
Altre testimonianze del XIX secolo (un acquerello realizzato intorno al 1870) documentano la presenza di gravi crepe verticali sia nel corpo della chiesa, che nel campanile. La chiesa poi venne restaurata nel 1954 e nel 1967-69, in contemporanea con alcune campagne di scavo condotte da Nino Lamboglia.

Se dopo aver letto questo post decidi di visitare la chiesa di San Pietro a Camporosso, ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.
Bibliografia:
– Catalogo Generale dei Beni Culturali, scheda: Pieve medievale SAN PIETRO DI CAMPOROSSO con preesistenze di età romana
– Sito Comune di Camporosso: Chiesa Archivi | Comune di Camporosso
– Cenni storici sulla Liguria di Ponente: https://liguriaponente.wordpress.com/2018/07/13/sulla-chiesa-di-san-pietro-a-camporosso-im/
– Cultura Barocca: http://www.cultura-barocca.com/IMPERIA/NERVIA.HTM#alluvioni


