Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Saorge panorama

Se non avete raggiunto Bordighera scendendo dal Colle di Tenda e non abitate in provincia di Cuneo, molto probabilmente non vi siete mai avventurati in Val Roja, una delle più belle ed aspre valli d’Italia.

Già Ugo Foscolo, ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis, ne decantava così le bellezze:
La giù è il Roja, un torrente che quando si disfanno i ghiacci precipita dalle viscere delle Alpi, e per gran tratto ha spaccato in due questa immensa montagna. V’è un ponte presso alla marina che ricongiunge il sentiero. Mi sono fermato su quel ponte, e ho spinto gli occhi sin dove può giungere la vista; e percorrendo due argini di altissime rupi e di burroni cavernosi, appena si vedono imposte su le cervici dell’Alpi altre Alpi di neve che s’immergono nel Cielo e tutto biancheggia e si confonde – da quelle spalancate Alpi cala e passeggia ondeggiando la tramontana, e per quelle fauci invade il Mediterraneo. La Natura siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi.

Le sensazioni di selvatico, aspro, minaccioso e antico si percepiscono benissimo ancora oggi man mano che ci si lasciano Ventimiglia e la costa alle spalle e si risale verso il Tunnel di Tenda. Nell’Ottobre del 2020 la Natura ha fatto sentire tutta la sua forza con la devastazione portata dalla tempesta Alex, la quale ha causato milioni di danni con esondazioni, porzioni di terreni cancellate, frane e devastazioni.
L’asprezza della tortuosa valle ha potenziato come un flipper la forza delle acque del fiume che, rimbalzando da sponda a sponda, hanno trascinato con sé tantissime infrastrutture recenti e antiche, segnando e cambiando il paesaggio.
Ancora oggi vediamo nitidamente i segni di questo disastro, che caricano il paesaggio di una valenza ancora più violenta.

La Val Roja è un susseguirsi di gole e rocce multistratificate che accolgono il serpente d’acqua del fiume tra ghiaie, massi e polle turchesi. Impossibile non rimanere affascinati guardando in basso dalla strada… E pure è impossibile non cadere nella tentazione di sbirciare ogni vetta, ogni piega e ogni cresta delle alte montagne che nascondono o un villaggio, o un castello con torre, o un condotto di centrale idroelettrica o macchie “mediterraneissime” di ulivi e pini.

La Val Roja è un patrimonio sia antropico che naturale diviso tra le geografie politiche recenti (del secondo dopoguerra) di Italia e Francia. Tantissime le bellezze da scoprire… Oggi partiamo con una gita dedicata al borgo di Saorge (Saorgio).

Come raggiungere Saorge:
Dall’Hotel Rosalia, bisogna arrivare fino al ponte sul Fiume Roja a Ventimiglia. Alla grande rotatoria, è necessario seguire le indicazioni per la Val Roja e la statale SS20 che la risale, superando gli ultimi borghi italiani di Airole, Olivetta San MIchele, Fanghetto ed inerpicandosi oltre il confine con la Francia.
Passato il paese di Breil, proseguite dritti fino a Fontan e poi, al semaforo, svoltate a destra e arriverete a Saorge tramite una strada in alta quota ed una bellissima galleria militare.

Saorge infatti è posizionato in un punto strategico per il controllo della Val Roja. Due speroni rocciosi lo sovrastano. Questi hanno ospitato in passato il castello medievale ed un forte (scomparsi alla fine del XVIII secolo).
Il paese, visto dal basso, vi apparirà come una fascia di case tesa sull’arco delle rocce, tra i due promontori.
Verso nord si è stabilito il cuore più antico, che si avviluppa alla collina seguendone la morfologia. Verso sud le case si diradano lasciando spazio a fasce coltavate ad uliveto fino a raggiungere il pianoro dove è adagiato il monastero.

Dove lasciare l’auto?
E’ possibile parcheggiare con un po’ di fortuna negli stalli ad inizio paese. Superata questa piazza, ci sarà solo la possibilità di muoversi a piedi.

Il paese sembra in effetti scaturire dalla roccia. Una piccola piazzetta è chiusa sul lato della montagna dall’edificio della Mairie, il palazzo comunale, mentre di fronte è il piccolo oratorio di San Rocco, oggi spazio di informazioni turistiche, dai colori vivaci. La piazzetta, come una terrazza sulla valle sottostante, è piacevolmente baciata dal sole. Un’elegante palazzina rosa con paraste in stucco bianco infine chiude la piazzetta e invita a percorrere le stradine che da qui in avanti salgono e scendono tra le antiche case in pietra del borgo. La toponomastica del paese riporta ancora su targhe in terracotta i nomi in un dialetto a metà tra il piemontese e il ligure (Saorge appartiene alla Francia dal 1860): per esempio “a ciassa da Gieja” (la piazza della chiesa); percorrendo le stradine in salita si arriva dapprima alla piazza della chiesa di Saint Sauveur (San Salvatore), dalla bella facciata barocca interamente dipinta; sulla parete laterale esterna della chiesa è murata un’iscrizione di età romana rinvenuta sul sito del castello oggi distrutto e che fa riferimento agli esponenti di una famiglia di cui però non si conosce molto: questa sarebbe l’unica testimonianza della presenza romana in questo territorio così impervio (per l’epoca).

E’ possibile dalla piazza della chiesa salire diverse rampe di gradini strettamente racchiuse tra le case antiche. Si giunge così al punto più alto del paese dove si trovano il cimitero e il sito su cui giaceva il castello.
Si vedono ancora alcuni frammenti della cinta muraria e parte di un bastione con feritoie strette strette.
Vi consigliamo poi di scendere lungo Rue de Repentia, un bel sentiero costeggiante fasce ben tenute, ombreggiato e molto profumato. Una vera passeggiata campestre degna dei pittori impressionisti. Giungerete ad una rampa che collega tramite una salitina alla nuova parte del paese ed al pianoro magnifico dove sorge il monastero. Anche qui come avrete potuto notare dallo scroscio cristallino, abbonda l’acqua: fontane e fontanelle fresce e potabili si trovano in tutto il paese.
Alcuni gradoni vi accompagnano all’ampio pianoro erboso protetto dai cipressi che è antistante l’ingresso del monastero. Una vista incantevole vi regalerà bellissime fotografie del paese dietro di voi, con lo sfondo delle Alpi innevate.

Il monastero francescano di Saorge.
Dedicato alla Madonna dei Miracoli (Notre-Dame-des-Miracles) è stato fondato nel 1633 dai Francescani Osservanti Riformati.
Si presenta sullo spiazzo erboso con un portico a quattro colonne che sorregge un terrazzino balaustrato ed una facciata colorata in arancio, rosa e bianco declinata in un leggiadro e discreto stile barocco.
E’ possibile visitare l’interno secondo orari precisi e pagando un biglietto.
All’interno la chiesa si presenta ugualmente delicata e fresca. Assolutamente da visitare sono il chiostro e il complesso monastico, che in estate ospita anche un Festival della Musica Antica, aumentando nei visitatori il senso di straniamento dal vivere quotidiano.
Il monastero dei Francescani è un luogo di pace in mezzo alle vette dell’Alta Val Roja. Lungo il suo fianco è possibile inoltre, per chi ama camminare, fare lunghe camminate verso la valle del Bendola che nasconde laghetti e ponti antichi che si stendono fino sotto ai Monti Marta e Gerbonte, dove sta il confine con l’Italia.

E’ possibile visitare solo dall’esterno la chiesa della Madonna del Poggio, che occupa l’ultima propaggine sud del paese ed un poggio verdissimo, che è proprietà privata, circondato da alti cipressi ed una quiete fuori dal tempo.
La chiesa è antichissima e si presenta con una facciata semplicissima, romanica, e dotata di un piccolo rosone ed archetti pensili. Accanto all’abside in pietra si innalza il campanile cuspidato, intonacato pesantemente in epoche recenti, ma che non perde il suo sapore antico. Di notevole interesse è il portale laterale della chiesa che, protetto da una tettoia lignea ci tramanda ancora parzialmente la meraviglia di affreschi tardo quattrocenteschi coloratissimi, con santi e cartigli, che ci fanno subito venire in mente l’opera del Canavesio, non troppo distante da qui, a Nôtre Dame di Fontaines a Briga Marittima.

Tornate all’auto, e prima di lasciare Saorgio vi portiamo ancora in un paio di posti.
Tornate indietro fino alla galleria che buca la montagna sotto al paese (si vede benissimo dall’alto). Passata la galleria, come a tornare in Italia, svoltate prendendo l’uscita di Saorge est.
Dopo qualche metro, troverete un sentiero segnalato da cartelli in legno che vi indica il Bain de Semite: un angolino meraviglioso dove il Bendola confluisce nel Roja dopo alcune pozze di acqua cristallina e turchese. Una spiaggetta di sabbia alluvionale e massi levigati si stende sotto ad un antico ponticello di acquedotto. La recente alluvione del 2020 lo ha danneggiato, ma lui tenace resiste ancora in parte. Il luogo è magnifico… attenzione però all’acqua che scorre rapida ed impetuosa.
Proseguendo lungo la strada che avete preso, troverete un altro bivio… A sinistra il vecchio ponte di Saorge è stato distrutto dalla piena ed i suoi ferri sono stati piegati da una forza sovraumana inarrestabile… Con cautela seguite il tracciato del ponte. Potrete vedere i danni che la piena ha fatto: la strada è franata, mangiata dall’acqua fino all’uscita della galleria dove Napoleone ha fatto strappare una immensa lapide che raccontava degli sforzi che Vittorio Amedeo III ed i Savoia fecero per costruire la strada che collegava il Piemonte al mare.
Da qui potrete vedere da una inconsueta angolazione il paese di Saoge.

La vostra gita è terminata, ma siamo sicuri che la Val Roja avrà lasciato dentro di voi la voglia di tornare e proseguire con altre esplorazioni.

Se dopo aver letto questo post decidi di percorrere la Val Roja e di visitare Saorge ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.










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