Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Il MAR di Ventimiglia

Il patrimonio storico archeologico della città di Ventimiglia è di tutto rispetto. Le prime tracce storiche documentate risalgono all’epoca romana, in cui Albintimilium, così si chiamava la città, si stendeva su una piana lungo la riva del torrente Nervia e a fronte del mare.
Abbiamo parlato qui della Zona Archeologica di Nervia, che proprio su questi resti romani insiste, ma sapete che il patrimonio archeologico rinvenuto è diviso in due sedi museali?
La prima è l’Antiquarium di Nervia che è affidato alla gestione dello Stato e che fa parte del circuito museale del Ministero della Cultura e si trova nei pressi della zona archeologica. L’ Antiquarium di Nervia espone ai visitatori la storia evolutiva della città romana e permette la visita ai resti delle terme e del teatro.

La seconda sede museale è il MAR, Museo Archeologico Rossi, il quale ha sede presso il Forte dell’Annunziata ed è a gestione Comunale, affidata all’ Istituto Internazionale di Studi Liguri.
Con questo articolo intendiamo parlarvi del MAR.

Come raggiungere il Museo Archeologico Rossi.
Partendo dall’Hotel Rosalia, si prosegue lungo la SS1 (Via Aurelia) in direzione di Ventimiglia, si attraversa tutta la città fino alla rotatoria di Largo Torino, si prosegue su Ponte Cassini tenendo la sinistra, e poi si svolta a destra in Piazza della Costituente per risalire lungo Corso Verdi il quale, costeggiando Ventimiglia alta ed affacciandosi sul nuovo porto, vi conduce direttamente al Forte dell’Annunziata.
Poco prima del Forte, una svolta a destra vi permetterà di raggiungere il parcheggio del Museo che è comodo e vicino all’ingresso.

Per tutte le informazioni circa orari e biglietteria vi consigliamo vivamente di visitare questa pagina.

Un po’ di storia del Forte dell’Annunziata.
La fortezza dell’Annunziata fu voluta e costruita dalla famiglia Savoia attorno al 1830 sul medesimo luogo in cui sorgeva un convento francescano eretto nel 1503 sui resti della precedente chiesa di San Lazzaro, citata dai documenti almeno a partire dal XIV secolo con l’annesso romitorio destinato a lazzaretto.

Tale opera militare era al tempo strategica per poter avere un forte controllo del confine occidentale dello Stato. L’edificio era in realtà una Ridotta, ossia il complemento posto a quota più bassa di un forte più grande che aveva il nome di Forte San Paolo e che sorgeva alle immediate spalle di Ventimiglia alta. Di tale forte ora restano pochissime tracce (resta anche visibile la cortina fortificata che cingeva Ventimiglia alta) perchè l’edificio fu demolito dopo la cessione dei territori di Nizza di fine del XIX secolo.
I due forti erano collegati da cunicoli ricavati all’interno del ventre della collina… ora non più agibili.

La Ridotta dell’Annunziata nel 1883 fu declassata a caserma militare, con la denominazione di “Caserma Umberto I”. Nel 1931 venne edificato il piano sopraelevato per ospitare un contingente di bersaglieri, dal 1989 sede del Museo Civico Archeologico “Girolamo Rossi”.

Il Forte dell’Annunziata presenta ancora tutti i caratteri militari dell’architettura originaria. Fortissime sono le analogie con i famosi e rinomati forti della città di Genova. Se avete avuto l’occasione di visitarne qualcuno, ve ne accorgerete immediatamente… Ma uno degli elementi più scenografici è la terrazza che vi accoglie non appena varcato l’ingresso e che porta lo sguardo a spaziare da est ad ovest senza ostacoli: vi appariranno la piana di Latte, i Giardini Botanici Hanbury e le Grotte dei Balzi Rossi, fino ad arrivare a Cap Esterel; a oriente, la città moderna, oltre la quale si conservano i resti del municipium romano e lo sguardo si può spingere verso la punta di Sant’Ampelio a Bordighera.
Nel 2017 Michelangelo Pistoletto ha reso il MAR celebre a livello internazionale conferendogli il ruolo di Ambasciata Terzo Paradiso con un progetto di sensibilizzazione ai temi del confine, della pace e della fratellanza tra i popoli.

Il Museo Archeologico Rossi
Al primo piano del Forte si trova il museo archeologico intitolato a Girolamo Rossi, che fu il primo a condurre scavi archeologici a Ventimiglia seguendo i lavori per la costruzione della ferrovia. Siamo negli anni ’70 dell’Ottocento e il Ponente Ligure è frequentato da personalità internazionali che abbiamo già incontrato in altri articoli: Thomas Hanbury e Clarence Bicknell per citarne due. Proprio costoro sostengono Rossi, che in realtà è un farmacista, nella sua attività di salvataggio dei resti archeologici che vengono in luce: innanzitutto la necropoli, poi chiamata Necropoli Occidentale, che restituisce numerosi monumenti funerari, iscrizioni e reperti di pregio.

Planimetria della città romana di Albintimilium

La collezione museale prende le mosse proprio dagli scavi condotti da Girolamo Rossi. Curiosamente, però, il percorso espositivo inizia con due sezioni particolari: reperti giunti a Ventimiglia per il tramite del mercato antiquario, acquistati da Rossi o da Hanbury perché temevano che provenissero da Albintimilium e potessero essere venduti altrove ma che, al contrario, si è scoperto poi provenire da Roma e dintorni e venduti a Rossi & friends ingannandoli; fa da contraltare il racconto, affidato ai pannelli, dei reperti sicuramente provenienti da Ventimiglia ma ormai appartenenti a collezioni museali prestigiose all’estero, in particolare in UK.

Tra i reperti acquistati da Rossi ma provenienti da fuori vi sono iscrizioni anche frammentarie, statuette fittili, cioè in terracotta, e Lastre Campana, lastre a rilievo in terracotta che si diffusero a Roma in età augustea.

Nelle sale successive finalmente incontriamo i reperti – e che reperti! – rinvenuti sicuramente da Girolamo Rossi ad Albintimilium: in una sala abbiamo iscrizioni funerarie e dedicatorie, anche di un certo prestigio, come quella di Marcus Aemilius Bassus, iscritta su una grossa base di marmo che doveva sorreggerne la statua, ahimè andata perduta.

L’iscrizione di Bassus

Nella sala accanto a ritratti appartenuti alla collezione acquistata da Thomas Hanbury, proprio per evitare la dispersione di reperti dopo il loro rinvenimento, espone frammenti di sarcofagi e rilievi: tra questi si distinguono il rilievo con Giove Dolicheno, raffigurato come un’aquila tra i busti del Sole e della Luna e un rilievo con gladiatori in riposo.

Fin qui abbiamo visto reperti in marmo. D’ora in avanti invece la ceramica è protagonista. Se avete già visitato l’Antiquarium di Nervia sapete già quanto sia stata importante Albintimilium per gli studi sulla ceramica romana: proprio negli scavi di Ventimiglia l’archeologo Nino Lamboglia rese evidente l’importanza dello studio della ceramica per comprendere la datazione dei contesti archeologici in corso di scavo. Ebbene, le sale che seguono al MAR sono piene di vetrine zeppe di materiali ceramici: olle e brocche in ceramica comune, bicchieri in pareti sottili, piatti in sigillata gallica, lucerne.

Altra sala degna di nota è quella dedicata ai vetri di età romana rinvenuti a Ventimiglia. In particolare, tra bottiglie e coppe anche frammentarie, particolare risalto è dato, giustamente, alla splendida coppa con ittiocentauro proveniente dalla Necropoli Occidentale di Ventimiglia. L’ittiocentauro è un mostro marino che ha la parte anteriore del corpo umana e la parte inferiore a forma di pesce, con lunga coda più simile a un’anguilla. Questa coppa è un esemplare decisamente raro e prezioso, di elevatissima qualità tecnica, che si data al III secolo d.C.

L’ultima grande sala del museo archeologico racconta la storia degli scavi di Albintimilium, la sua collocazione lungo la via Julia Augusta che attraversa la Liguria fino al Trofeo di Augusto a La Turbie, con alcuni focus su reperti particolarmente interessanti, come un contenitore per il miele in terracotta che è stato possibile identificare grazie all’iscrizione che reca in latino sulla spalla.

Il MAR – Museo Archeologico Rossi è l’ideale completamento della visita all’Antiquarium e Zona Archeologica di Nervia. Ma il percorso espositivo non finisce qui. Prosegue, infatti, al livello inferiore dove, con brusco salto temporale, si racconta la storia del Forte dell’Annunziata.

Nel livello sottostante la terrazza della fortezza si trova un nuovo percorso espositivo dedicato alla storia del monumento con riproduzioni di documenti e di antiche vedute e planimetrie della cappella di San Lazzaro, del Convento dell’Annunziata e della piazzaforte militare sabauda. In queste ampie sale dalle basse volte sono presenti anche alcuni reperti bellici a testimonianza dell’ultimo conflitto mondiale.

Il percorso continua con una seconda parte tematica: una rapida panoramica sul contesto archeologico della Valle delle Meraviglie con l’esposizione di alcuni degli oltre 4000 calchi realizzati dallo scultore Carlo Conti dei graffiti rupestri scoperti da Bicknell.

Abbiamo visitato queste aree espositive a sorpresa. Le abbiamo trovate molto suggestive anche perchè ci mostrano l’aspetto più militaresco del forte: ogni cosa al di fuori del nuovo pavimento in legno è stato restaurato con un criterio conservativo. Non c’è l’intento di reintegrare gli aspetti originari, ma soltanto quello di preservare la fase esistente. Ogni volta a botte, passaggio o galleria che incontrerete è ripulita e consolidata. Potrete incontrare ogni tanto le originarie scritte che segnalavano le funzioni dei vani, non ci sono più gli arredi, ma un occhio esperto di architettura militare riesce a individuare le originarie funzioni di questo piccolo dedalo di vani.

Il Forte dell’Annunziata è un edificio piuttosto vasto. Molti dei suoi ambienti sono ancora interdetti alla fruizione del pubblico. Curiosi come siamo, non possiamo che auspicarci che prima o poi sarà possibile organizzare visite guidate al suo interno e che altre sale vengano aperte: ad esempio sarebbe molto interessante se venissero esposte ulteriori planimetrie di utilizzo o immagini del passato o che il terrapieno antistante il forte, che negli anni del dopoguerra ospitò un ristorante, un tiro a volo con una fossa vera e propria per il lancio dei piattelli (direttamente sul mare) e poi alcune casette, venisse reso nuovamente fruibile e valorizzato.

La stretta connessione con il Sentiero delle Calandre, con il borgo medievale di Ventimiglia alta, con Castel d’Appio, Forte San Paolo e il nuovo Porto, creerebbe una serie di possibilità di interessantissimi ed invidiabili percorsi tra cultura, storia e natura.

Se dopo aver letto questo post decidi di percorrere il Museo Archeologico Rossi ed il Forte dell’Annunziata ritorni qui per lasciarci le tue impressioni? Ogni commento è ben gradito e ci aiuta a migliorare l’offerta di consigli e cose da vedere.





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