Le esplorazioni di Maraina e Davide
dall’Hotel Rosalia di Bordighera

Cimiez è un quartiere piuttosto signorile di Nizza, in altura, posto sul versante occidentale della valle del fiume Var. Lo si raggiunge via autostrada prendendo l’uscita N55 (la prima di Nizza per chi proviene dall’Italia) e seguendo le indicazioni per Cimiez.

Cimiez è il nome moderno dell’antichissimo toponimo della città romana che qui un tempo sorgeva: Cemenelum, la prima della Gallia oltre il confine con la Regio IX Liguria che, nella ripartizione geografica augustea, faceva parte dell’Italia. Cemenelum a sua volta è città romana che sorge su un più antico oppidum – cittadella fortificata – ligure preromana. Un’area, dunque, da sempre vocata all’insediamento stanziale, anche perché in posizione rilevata rispetto al mare e alle sue insidie.

Di Cemenelum romana rimangono a vista diverse vestigia, prima tra tutte l’anfiteatro del I secolo d.C. e l’area archeologica con annesso museo. Proprio l’anfiteatro dà il nome al parco, che si chiama Parc des Arènes, laddove arènes indica proprio l’arena dell’anfiteatro. Ma non c’è solo questo: la collina di Cimiez offre molto di più.

Innanzitutto offre un parco pubblico molto gradevole che si sviluppa tra gli uliveti all’ombra delle ancora imponenti mura dell’anfiteatro e che è una vera e propria oasi di pace e tranquillità, fuori dal traffico cittadino. Se si esce dal parco si raggiunge il monastero di Nôtre Dame de Cimiez fondata dai monaci benedettini nell’XI secolo. Accanto ad esso un giardino molto ben curato costituisce una vera e propria terrazza sulla valle del Var a spaziare fino al mare.

Il monastero di Nôtre dame de Cimiez visto dal parco
Una vista del suggestivo interno del monastero

E poi c’è Matisse, il pittore che ha traghettato la pittura francese dall’impressionismo all’espressionismo ad altre forme ancora più contemporanee: a lui è interamente destinata la collezione del Musée Matisse, nella bella villa color mattone che è impossibile non notare se si percorre il Parc des Arènes.

E ora entriamo più nello specifico delle attrazioni di Cimiez: l’anfiteatro, il museo e area archeologica di Cemenelum e il Muséé Matisse.

L’anfiteatro romano di Cimiez

Piccolino, ma ben conservato, l’anfiteatro di Cimiez oggi è una sorta di piazzetta racchiusa, di luogo di passaggio, mentre un tempo era l’edificio da spettacolo per eccellenza. Gli spettacoli erano quelli dei gladiatori o delle venationes, cioè la caccia ad animali selvatici, molto apprezzati dai cittadini dell’Impero. L’anfiteatro di Cemenelum venne innalzato intorno all’80 d.C., in età flavia, per soddifare le esigenze della piccola cittadina. Piccola cittadina che comunque ebbe la sua lunga vita, come vedremo a breve.

Ancora oggi colpiscono le poderose strutture murarie dall’andamento ellittico, in piccoli blocchetti di pietra bianca intervallata da corsi in laterizi rossi. All’interno della “piazzetta”, sopravvivono le fondazioni di quelle che un tempo erano le gradinate per il pubblico: la cavea.

L’Anfiteatro di Cimiez

Cimiez al tempo dei Romani

Il nome antico di Cimiez è Cemenelum, cittadina non particolarmente estesa, tuttavia dalla vita piuttosto lunga che in qualche modo ricalca la durata dell’impero e anzi la supera, come vedremo.

Dell’antica città è stato scavato e musealizzato soltanto il 2%. Lo stesso museo archeologico di Cimiez poco espone della città, concentrandosi piuttosto sul territorio – invero piuttosto generoso di testimonianze archeologiche non solo di età romana. Il settore scavato, piuttosto vicino all’anfiteatro, lo potremmo definire “il quartiere delle terme”: ben tre impianti termali sorgono a poca distanza l’uno dall’altro e tutti funzionanti contemporaneamente. Ora, va detto che l’uso di recarsi alle terme era decisamente diffuso, per non dire peculiare, della società romana. Perché le terme erano il luogo in cui vi era acqua corrente (cui non tutti gli abitanti avevano accesso nelle proprie case private), ma era anche luogo di incontro, di discussioni, di pratica degli sport. Le terme nel mondo romano erano il luogo della socialità più ancora, forse, che il foro. Oltre al fatto, fondamentale, che erano il luogo in cui ci si poteva dedicare all’igiene personale.

Una vista dell’area archeologica di Cimiez

In ogni caso a Cimiez sono venuti in luce – e sono visitabili, nel percorso di visita dell’area archeologica – tre impianti termali, il più importante dei quali, perché conservato in elevato su almeno due piani, è quello Nord, che ha una continuità di vita dal I secolo d.C. in avanti, mentre gli altri due sono successivi, del III secolo d.C., quando evidentemente la città vive una nuova fase di incremento demografico e non solo. Uno dei tre impianti, l’Ovest, vede nel corso del V secolo la trasformazione da terma in complesso episcopale dotato di battistero: un fenomeno abbastanza frequente nelle città romane in età tardoantica, quando gli antichi edifici termali in disuso sono riconvertiti in edifici religiosi, possibilmente muniti di fonte battesimale monumentale, e questo per l’accesso all’acqua.

Ma vi abbiamo parlato dell’area archeologica di Cimiez senza dirvi come ci si arriva! Ebbene, si accede attraverso il Museo archeologico di Cimiez, un museo godibile che racconta l’archeologia del territorio di Nizza, mare antistante compreso (molto interessante, per esempio, la sezione sui relitti rinvenuti al largo). Qui sono esposte statue, ma anche ceramica, dunque la cultura materiale, gli oggetti di vita quotidiana delle persone che duemila anni fa circa vivevano da queste parti. Ad accogliervi all’ingresso un solerte micio, che in inverno si gode il calduccio presso la biglietteria, mentre d’estate… beh, si tiene a portata di aria condizionata!

Uno dei sileni in bronzo esposti al museo archeologico

Il percorso di visita alla scoperta di Cemenelum dunque prevede l’ingresso e la visita al museo archeologico e a seguire la visita all’area archeologica, per la quale è predisposta un tour guidato digitale che, attraverso qrCode consente di accedere a spiegazioni, ricostruzioni, animazioni: un servizio interessante che invitiamo a sfruttare, per capire appieno le strutture archeologiche che ci troviamo davanti.

Dall’archeologia all’arte: il Musée Matisse

Il Parc des Arènes ospita non solo vestigia archeologiche, ma anche una collezione d’arte decisamente prestigiosa: quella che lo stesso Henry Matisse donò alla città di Nizza chiedendo che fosse esposta al pubblico. Così è stato, e in un elegante villino che sorge proprio su Cemenelum ha sede il Musée Matisse.

Matisse è artista difficile da inquadrare. C’è chi lo vuole espressionista, chi dice che inizia come impressionista, chi lo vuole incasellare in altri generi e altre correnti. La verità è che Matisse è tutte e nessuna delle definizioni in cui si cerca di ricondurlo. Questo museo è il tentativo di spiegare tutta la sua evoluzione stilistica e tematica, dalle nature morte ai manifesti, alle figure danzanti, dalla pittura al collage ai papiers gouachés, dall’incontro col colore blu puro di Yves Kline alla sua “conversione”, verrebbe da dire, quando accetta di realizzare le vetrate della Chapelle du Rosaire de Vence.

La villa rosa ora Museo Matisse, che affaccia sul Parc des Arenes

Indubbiamente Henry Matisse fu un grande innovatore e sperimentatore. Il Musée Matisse di Nizza/Cimiez cerca di rendere conto, nel suo percorso su tre piani, del multiforme ingegno di questo artista dalla vita artistica, oltre che anagrafica, lunghissima, in grado sempre di cogliere le correnti innovatrici, di cavalcarle, di innovarle a sua volta. Un artista completo, indubbiamente.

Una delle opere di Matisse esposte nel museo

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